Quando il countdown porta con sé una leggera tristezza.

Ok, forse non dovrei pensarci ma, ditemi, come faccio?
Come faccio a non pensare che quest’esperienza sta, inevitabilmente, volgendo al termine?

Mancano, come ben mi ha ricordato la mia migliore amica, ventun giorni al mio rientro.
Tra tre settimane esatte, a quest’ora, starò di nuovo guardando la distesa d’erba verde e le Alpi dalla mia finestra del salotto. Tra tre settimane esatte, a quest’ora, sarò di nuovo in terra italiana, dovrò riabituarmi a mangiare ad orari normali e a parlare solamente in italiano.
Tra tre settimane esatte, a quest’ora, parlerò di quest’esperienza usando il passato prossimo, la mia mente verrà travolta da migliaia di ricordi e, in un attimo, verrò travolta dalla nostalgia.

Ok, non devo pensarci ma è quasi inevitabile: questi quattro mesi sono davvero volati.

Quando sono arrivata, più o meno novanta giorni fa, non pensavo di potermi affezionare così tanto a questo posto. Quando ho guardato per la prima volta il palazzo, appena arrivata, non avrei mai pensato di poterlo chiamare casa. Si dice che casa non è il posto in cui si è nati, in cui si è vissuti per la maggior parte del tempo ma, bensì, il luogo che ci rende felice e in cui noi possiamo realmente esserlo.
Ho cominciato a parlare di casa praticamente da subito, fin dal primo momento, ed ora mi sento a casa come non mai. Sento di aver trovato la mia dimensione ed è (quasi) un peccato tornare a casa, proprio ora.

In questi ultimi giorni mi sono messa a pensare attentamente a tutti gli attimi trascorsi qui, a Valencia, e mi sono resa conto che mi mancherà praticamente tutto: come farò a convivere senza questo tutto?
Se ci presto attenzione, penso che mi mancheranno anche le piccole cose, quelle della quotidianità, quelle che rendono bello ogni giorno della vita. Le piccole cose come alzarsi al mattino, andare in cucina e vedere Ele che mette in ordine i piatti. O le serate passate a cantare con Marti, a ridere e scherzare con lei. O andare a qualsiasi fiera, visitare e scoprire posti nuovi con Manu. O vedere arrivare Marti piccola da lavoro, aspettarla e mettersi a chiacchierare con lei mentre beve il tè caldo con i biscotti.
Come farò senza questa quotidianità?
Come farò senza il lavoro che, ogni giorno, mi regala un sacco di soddisfazioni? Come farò senza i turisti che fanno domande sconclusionate, che mi chiedono se ho una cartina più piccola, che vengono a ringraziarmi prima di partire per un’altra destinazione?
Come farò senza il sole bollente, l’aria calda e quella continua atmosfera d’estate che si respira già alle nove del mattino? Come farò senza questo cielo così azzurro da riempire gli occhi?

Ok, forse il trucco sta nel non pensarci e vivere queste ultime tre settimane al massimo, senza pensare a cosa succederà nel momento in cui sarà finito.
Forse dovrei fare così ma, a dir la verità, mi sembra difficilissimo. Mi sembra così difficile non guardare il calendario e non vedere i giorni passare.
E’ che vorrei fermare il tempo, lasciarlo così com’è perché mi piace, perché sono totalmente innamorata del mio presente.

Ma se ci sono alcune cose che si possono fare, altre, al contrario, sono impossibili da realizzare.. Come fermare il tempo, per esempio.
Allora l’unica cosa da fare è adeguarsi alla realtà, guardarla dritta negli occhi e affrontarla. Forse, l’unica cosa da fare, è continuare a vivere la propria quotidianità come se nulla fosse, con la consapevolezza (e tristezza) di sapere che tutto questo sta volgendo al termine ma avere la sicurezza di essere felice, come mai prima d’ora.

Al resto, al futuro e al rientro, ci penserò tra tre settimane.

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6 pensieri su “Quando il countdown porta con sé una leggera tristezza.”

  1. Tutto possono farci, ma non fermare il lento trscorrere del tempo. Le esperienze sono tali poichè servono ad acquisire esperienze e con queste migliorare noi stessi. Nulla è perso. L’importante è vivere ogni giorno acquisendo, immagazzinando e consepolizzando tutto ciò che ci capita intorno e dentro di noi. Impariamo a conoscerci meglio e fare si che delineiamo il nostro futuro. Un bacio.

  2. Riabituarsi alla “normalità” è difficile dopo un’esperienza così… però, c’è sempre un “però”…
    Puoi tornare e ripartire. Ora sei lì e lì stai… Ci sono dei momenti, delle esperienze che è fisiologico passino. E’ dura, vero… ma serve per poterne progettare di nuove.
    Quindi, forza e coraggio… una volta a casa, il “piano B”, la nuova partenza, è dietro l’angolo!

    Elena

    1. Ciao Elena,
      grazie, grazie e davvero grazie di cuore per il tuo bellissimo commento. Mi ha riempito il cuore di felicità e sei riuscita a infondermi coraggio.
      Hai perfettamente ragione: il ritorno serve a progettare nuove esperienze. Sono certa che il piano B sarà in grado di stupirmi come il piano A.
      Grazie per essere passata di qua e grazie per le tue parole,
      Enrica

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