Quando un amico parte.

Stamattina mi sono svegliata con in mente un argomento su cui scrivere, era da tempo che mi girava in testa e quindi, tastiera del computer alla mano, è ora di buttare giù tutti i pensieri, confusi più che altro, che affollano la mia mente.

Mi capita spesso che, quando ho tante idee da scrivere, io non sappia da che parte iniziare.
E’ un po’ come un viaggio, quando non si sa dove andare o quando c’è da preparare la roba: mi trovo sempre in difficoltà. Sono una di quelle persone che deve avere tutto organizzato, dalla prima all’ultima cosa, ma ho quasi sempre un grande caos fuori e dentro di me.

Qualsiasi sia la motivazione del viaggio, c’è sempre una partenza e un ritorno. Si ritorna per restare per poco, per rimanere ma anche per poter partire di nuovo.
Partenza, ecco qual’è il filo conduttore di queste frase e idee buttate così senza un apparente senso logico.

La partenza non è mai facile, anche quando questa è smossa da un sentimento dentro di noi.
Perché partire è come lasciare il proprio riparo, andare alla scoperta di nuovi mondi, attraversare chilometri e confini, reali e irreali.
La partenza non è mai facile, soprattutto quando si parte per non tornare.
O meglio, per non tornare subito. Partire per delle vacanze, invece, è più semplice, è più facile. E’ come una parentesi di tranquillità e di felicità all’interno della quotidianità, della routine che viviamo ogni singolo giorno della nostra vita.

Sono tante le persone, più o meno giovani, che lasciano tutto per partire. Per cercare fortuna, felicità all’estero, forse per cercare una nuova vita. 

Io, personalmente, non sono ancora partita ma il viaggio, nel senso più estremo, più personale, più irreale, mi sta chiamando a gran voce. Si arriva a un punto, quando la vita comincia a prendere una piega diversa da quello che ci si aspettava, che la voglia di partire si fa sentire.
A volte di meno, a volte di più.
Si avverte un senso di irrequietezza, di stranezza e di chiusura, una sensazione strana che fa venire voglia di dire “sì, voglio andarmene”.
A volte si parte per cambiare la propria vita, per cambiare sé stessi, per dimenticare o per ricominciare. Io non ho aspetti della mia vita che voglio cambiare, né dimenticare, ma io vorrei partire per cercare la mia strada.
Forse, questa strada, ce l’ho ben disegnata anche qui, nella mia casa, nei miei luoghi, ma attualmente non la vedo. E’ come se davanti ai miei occhi ci fosse solo una gran nebbia, di quelle fitte, e io non riuscissi a vedere nulla.

Partire.
Quando parte un amico è sempre difficile. 
Di arrivederci, fin’ora, ne ho detti parecchi. Le mie amiche hanno preso il volo, letteralmente parlando, tempo fa e la loro vita all’estero è così entusiasmante, così piena di momenti belli che sono arrivate al punto di dire “quella è la mia casa”.
Qualche sabato sera fa, una mia amica piemontese residente a Londra mi ha detto: <<Arrivi al punto in cui ti rendi conto che sei felice là e tornare a casa è diverso.>>
Come cambiano le cose.

Quando parte un’amico non è mai facile.
La lontananza, per quanto se ne dica, rende le cose complicate nonostante facebook, skype e whatsapp abbiano reso vita facile ai rapporti lontani. La lontananza è come se, involontariamente, mettesse un muro tra due persone: un muro invisibile che cresce a dismisura, se non fai attenzione. L’amicizia a distanza va curata, va aiutata a crescere, va vissuta con attenzione.
Si dice che la lontananza divida solo fisicamente le persone e che, se realmente è un’amicizia forte e vera, resisterà. Si dicono tante cose della lontananza ma solo chi la vive sulla propria pelle lo può capire.

Ci sono momenti, infatti, che la lontananza si fa sentire. Come un macigno. Come se ti mancasse un punto di riferimento, come se ti mancasse una parte della tua vita.
Ed è realmente così, manca una parte della propria costante, della propria quotidianità. Si fanno sentire, queste mancanze. Si fanno sentire soprattutto quando la persona che è partita è stata presente, sempre o quasi sempre, nella propria vita.
Vengono a mancare le cose più semplici, da un giro tra i negozi, a un aperitivo o una pizza alla sera, così come le cose più grandi, le chiacchierate per esempio, o un abbraccio stretto nel momento del bisogno, un sorriso rassicurante, una risata fino alle lacrime.

Quando parte un’amico, non si è mai abituati. 
Questa cosa l’ho scoperta ultimamente. Sebbene io abbia salutato e augurato buon viaggio migliaia di volte, salutare e abbracciare un proprio amico prima di una partenza non è mai facile. Quando lo si abbraccia prima della sua partenza per tornare alla sua casa all’estero, si ha la consapevolezza che non ci si rivedrà per altri chissà quanti mesi. Consapevolezza che nasce dalla frase “fai buon viaggio, ci sentiamo e ci vediamo presto”. Un presto che non sempre arriva o che, quando arriva, sembra che realmente non sia nemmeno passato un giorno dall’ultimo abbraccio.

Quando parte un amico, importante o meno che sia, non è mai semplice.
Perché anche se meno importante, meno fondamentale nella nostra vita, un amico occupa sempre il proprio spazio. Uno spazio grande, ricco di momenti vissuti insieme, pieno di parole, pensieri e consigli scambiati.
Forse è questo che fa sentire la mancanza di questo amico: la perdita di tutte quelle parole, di tutti quei pensieri e attimi vissuti. Torneranno, certo, quegli attimi torneranno. Ma bisogna fare i conti col proprio presente e con quei momenti che mancheranno.
Forse quando se ne avrà più bisogno.
E’ sempre così, alla fine: si sente la mancanza di un momento, di un attimo proprio quando non si ha più la possibilità di viverlo.

Quindi sì, amici lontani, amici che siete partiti, amici che avete iniziato un nuovo capitolo all’estero, dedico a voi queste poche righe che, alla fine dei conti, un filo logico davvero non hanno.
Le dedico a voi, al vostro cammino che state compiendo, alla vostra strada che state percorrendo, ai vostri mattoncini che state mettendo insieme per costruire il vostro futuro.
Le dedico a voi, alle vostre partenze, ai vostri ritorni, ai vostri aerei presi, alle vostre difficoltà, alle vostre allegrie, alla vostra vita lontana dal vostro paese e dai vostri affetti.
Le dedico a voi, alle vostre scelte, alle vostre vittorie e alle vostre sconfitte.
Le dedico a voi, al vostro coraggio di cambiare e di andare avanti.
Sempre.

“Life has no remote, get up and change it yourself.”

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7 pensieri su “Quando un amico parte.”

  1. Come ti capisco Enrica. Io ho fatto la cosa inversa, sono partita, ricca di abbracci e sorrisi (anche qualche lacrimuccia), ma poi per svariati motivi sono tornata qui ed ora qui è casa. Ho tante care amiche lontane, e una a Parigi e non ti nascono che in questi giorni la preoccupazione era ed è piuttosto forte (lei abita a 300 metri dalla redazione del giornale). Quando senti un amico lontano che è felice hai un nodo in gola, ma sei fiero e felice per lui, ma quando lo senti triste, arrabbiato, ansioso, sei impotente perchè sai che le tue parole a distanza forse non bastano. L’unica cosa che faccio è ritagliare un po’ di tempo per andare a trovare questi amici lontani, vedere la loro nuova vita ed essere felice di farne parte anche a distanza. Monica

    1. Concordo pienamente con te, Monica. E’ difficile avere un amico lontano ma la sua felicità è la cosa più importante.
      Ognuno deve ritagliarsi il proprio posto nel mondo, costruirsi la propria strada e vivere felicemente. E non sempre, la felicità, è nello stesso posto dove siamo cresciuti.

  2. Vero, quando parte un amico non è mai facile. Mi fai ricordare quando partivano gli amici per fare il militare (quando ancora era obbligatorio) e li salutavamo dalla stazione dei treni con quasi le lacrime, e pensare che loro erano a neanche 300 km di distanza. Ora le distanze si sono accorciate di molto e se pensiamo al positivo è sempre un motivo per andare a trovarlo 🙂

  3. E’ proprio così… ho visto amici partire, sono partita anch’io… il difficile è lasciarsi, perchè quando si torna, qualcosa inevitabilmente è cambiato. A volte in meglio però, il legame è ancora più forte!
    Un abbraccio!

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