Una stazione, un pianoforte e un attimo di tranquillità.

Da qualche mese, alla stazione di Torino Porta Nuova, c’è un pianoforte lasciato lì, libero di essere suonato da chi lo desidera.
E’ un pianoforte normale, come quelli che si trovano nelle scuole di musica, come quelli che vengono suonati nei concerti, come quelli che risuonano nei teatri.
Eppure, nella sua semplice normalità, questo pianoforte è speciale. E’ il più speciale di tutti.
E non lo è perché viene suonato da personaggi famosi, dai nomi conosciuti in ogni angolo della terra, lo è perché viene suonato da persone normali, da gente che in quella stazione corre per prendere treni o sbadiglia di mattina quando la voglia di lavorare è rasente allo zero.

E’ speciale, quel pianoforte, perché viene suonato da persone di qualsiasi età, ragazzi e adulti, e di qualsiasi professione, senza distinzioni.
Il fatto di essere speciale sta in questo.
E sta anche nel vedere come la musica sia in grado di fermare, o almeno di far rallentare, anche i passi più veloci, anche quelle corse verso un treno. O come faccia semplicemente nascere un sorriso, nonostante la stanchezza, nonostante la quotidianità.

L’immagine che più amo di questo pianoforte è quella che mi si presenta davanti ogni mattina, quando arrivo in stazione alle 8.35, quando sono ancora addormentata e il fresco del mattino mi entra nelle ossa.
Il treno è pieno di gente, pieno di persone che camminano veloci, scendono dal treno e vanno dritte, ognuno per la loro strada. Tutte camminano a passo svelto, qualcuno chiacchiera, altri stanno in silenzio.
E in tutto questo camminare, tra il rumore dei tacchi, tra la voce che annuncia un’immediata partenza, tra il vocìo delle persone, c’è quel pianoforte che suona.
Ed è bellissimo vedere tutta questa fiumana andare veloce e la musica che risuona tra i passi, tra le persone, tra le parole.
Ed è bellissimo scendere dal treno, passare accanto a quel pianoforte, ascoltare due note, riconoscerne la melodia, sorridere e poi imboccare l’entrata della metro.

E’ decisamente il mio momento preferito della mattinata: quest’attimo di tranquillità nella frenesia della giornata.
E’ come se, in quel determinato momento, i minuti passassero più lentamente e il tempo si fermasse.
E con il tempo, anche le persone che si fermano a guardare, curiosi, chi suona quel pianoforte. E le vedi, queste persone, vestite eleganti o sportive, con la loro ventiquattrore in mano o con lo zainetto, tutte in cerchio ad ascoltare. Qualcuno ciondola la testa e segue il ritmo, altre sorridono, qualcuno ha lo sguardo perso. Sono tutte persone sconosciute, persone che hanno una vita propria, persone che sono immersi nella loro frenesia, nei loro pensieri e nelle loro emozioni.
Eppure, tutte hanno deciso di fermarsi, di rallentare questa corsa contro il tempo, contro la velocità della vita e di apprezzare quel momento speciale.

Perché, alla fin fine, quel pianoforte sembra messo lì per ricordarci di rallentare, di goderci quell’attimo di musica gratuito, quel secondo di tranquillità.
Una tranquillità che è impossibile trovare in una stazione dei treni, quando la gente corre per arrivare in tempo, si arrabbia per un treno in ritardo, piange per salutare una persona che parte.
Come si può parlare di tranquillità, in un posto così?
Eppure quel pianoforte riesce a bloccare la velocità, riesce a ricordare a chiunque passi di lì che è meglio fermarsi, che il treno partirà tra cinque minuti e che se non salirai su quello, beh, prenderai quello dopo.

Sembra messo lì per ricordare a tutti di fermarsi, di apprezzare ogni attimo che la vita ci regala, piccolo o grande che sia. Perché i treni partono sempre, uno dopo l’altro, alcuni puntuali, altri meno, ma i secondi, i minuti, i giorni e i momenti della nostra vita no.
Quelli non torneranno un’altra volta. 

Immagine dal web
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2 pensieri su “Una stazione, un pianoforte e un attimo di tranquillità.”

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