Partenze, emozioni e pensieri.

[Articolo scritto alle ore 11.30]

Sono seduta di fronte al mare, con in mano il mio quadernino rosso e la penna nera con la quale, solitamente, butto giù quegli articoli che nascono prima sulla carta e poi sul computer. Non sono tanti, a dir la verità, la maggior parte dei miei articoli nascono direttamente digitando velocemente sulla tastiera del pc, come se fossi travolta da un fiume in piena. Un fiume di emozioni e pensieri.
Anche questa volta è così solo che la mano è decisamente più lenta dei pensieri, soprattutto quando sei seduta con le gambe incrociate, i capelli che volano davanti agli occhi e una borsa come tavolo.

Il mare ha sempre avuto un effetto tranquillizzante su di me, ha sempre avuto la capacità di mettere a tacere i pensieri nella mia mente e trasformare tutto in una semplice tranquillità e serenità.
E’ come se, di fronte al mare, tutto sparisse e rimanesse solo il mio essere, semplicemente me stessa.

Questi giorni sono stati un po’ così, un po’ turbolenti, come quando non sai mettere a freno le emozioni e ne vieni travolta totalmente. E quando è così, è, per la maggior parte delle volte, qualcosa di negativo.
Forse le emozioni sono positive ma quello che ne scatena è qualcosa di inarrestabile, forte e distruttivo.
Guardo il mare, l’andare e il venire delle onde e mi chiedo se avevo davvero bisogno solamente di questo per stare bene.

Queste due settimane sono state all’insegna della partenza ed è, fondamentalmente questo, il succo di questo articolo che, come sempre, contiene parole e pensieri sconnessi.
L’altra settimana ho salutato i miei genitori che, in sella alla loro moto, si sono imbarcati per un tour della Sicilia che, dalle foto ricevute e dalle loro parole, ho invidiato fin dal primo momento.
Il giorno della loro partenza è stato, in qualche modo, anche una partenza mia che, con una serie infinita di borse, borsine e borsette, mi sono trasferita, almeno momentaneamente, a Torino in vista dell’inizio del prossimo lavoro.
Quel giorno non ho avuto modo di assimilare quella vera doppia partenza, troppo impegnata a ricordarmi se avevo preso tutto.
Ho pensato al passo che stavo compiendo solo qualche giorno dopo quando, dalla finestra, non ho visto il verde del campo e il bianco della neve sulle Alpi.
Questa settimana, invece, ho salutato il mio moroso che, con il mio trolley grigio in una mano e un sorriso sul volto, è partito per una settimana in Inghilterra. Avrei voluto fermare il tempo nel momento esatto in cui, prima che salisse sul pullman, l’ho abbracciato stretto in una, lo devo ammettere, valle di lacrime.

Questo è un articolo che mi mette a nudo, dove scrivo le emozioni vissute e forse per cercare una spiegazione che so già, fin da subito, non troverò. Ma sono fatta così, per fare chiarezza nel mio cuore e nella mia mente, ho bisogno di scrivere.

Sono sempre stata una persona abituata a viaggiare, anche in solitaria. Tante volte ho salutato i miei genitori con la mano e col sorriso dopo aver passato i controlli in aeroporto, tante volte ho viaggiato da sola, solo con me stessa.
I miei genitori, poi, da anni viaggiano con o senza di me e, da sempre, mi insegnano che una partenza prevede sempre un ritorno, almeno per quanto li riguarda.
Insomma, non sono mai stata una persone che pativa molto le partenze, forse in un primo momento, forse con un po’ di ansia e un nodo alla gola ma, tutte queste partenze accumulate, mi hanno stravolto interiormente.
E davvero non me lo so spiegare.

Ho provato a pensare al perché ho patito così tanto la partenza del mio ragazzo, prima e dopo, con lacrime che, davvero, sembravano non fermarsi mai.
Non so se tutto questo, se tutta questa reazione incontrollabile sia relazionata con l’unica partenza che davvero non avrà mai un ritorno, quella della mia amica Marti.
Forse questo fatto mi ha segnato così tanto da incidere sul mio essere, da segnarmi interiormente, forse non sono davvero riuscita a superarlo e ancora non sono riuscita a farla volare via.
Ma come si fa? Come si fa a non avere il terrore che il mondo non strappi via anche le persone che amo e che completano la mia vita?

O forse, semplicemente, ancora più semplicemente, non sono abituata a salutare le persone e a tornare a casa. In fondo, tutte le altre volte, partivo anch’io, forse non sono capace a restare a casa ad aspettare. Non sono mai stata capace ad aspettare e l’attesa non mi è mai piaciuta.
Allora, da quando anche la mia metà della mela è partita, ho iniziato un countdown senza precedenti, trasmesso a tutte le mie amiche che, poverette, si sono sorbite messaggi vocali con tanto di lacrime e parole per tirarmi su di morale da sola.
Ho trovato tranquillità oggi, quando il mare blu si è presentato davanti ai miei occhi.
Non so cosa sia cambiato da ieri che ero in Piemonte ad oggi che sono in Liguria ma il mio cuore ha perso, almeno per ora, quel senso di paura che ormai custodiva da giorni.

Non so quale sia la causa di questi giorni così turbolenti, di queste crisi che sembravano non passare mai.
Una cosa, però, l’ho imparata: il brutto tempo non è per sempre, il temporale passa e, alla fin fine, il sole torna sempre a splendere.
Questo me l’ha sempre insegnato Marti e, anche questa volta, aveva ragione.

“Ci deve essere uno spazio dove vanno a finire tutti quelli che amiamo quando muoiono, è lì che andiamo, ne sono certo, le tempeste succedono e dobbiamo saper sopravvivere, sopportarle, non sempre con il sorriso sulle labbra, certo, ma sopportarle, preparare vetrate per cercare di vedere da lontano l’emorragia delle lacrime.”

(dal libro Prometto di sposarti ogni giorno di Pedro Chagas Freitas)

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4 pensieri su “Partenze, emozioni e pensieri.”

  1. La vita è fatta di partenze e quasi sempre di ritorni. Talvolta no. Essere grandi e mature significa accettare che questo possa succedere. Ma quando si torna o torna chi si ama , allora è tutto più bello ! Non sei sola, non temere. Si è vicini anche quando si è lontani. Basta volerlo.
    Un bacio. Papà

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