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Quotidianità è Vita.

Il 22 maggio dell’anno scorso vi raccontavo della mia corsa della vita su un cavallo impazzito.
Lo ricordate? Ne avevo parlato in questo articolo intitolato L’arte dell’imparare a vivere, scrivendo centinaia di parole riguardo la difficoltà di rallentare il ritmo della quotidianità. 

Proprio questo articolo mi è tornato sotto mano qualche giorno fa quando, sdraiata sul divano dopo uno di quei turni di lavoro che ti sfiniscono nel vero senso della parola, gironzolavo sul blog per cercare un po’ dell’Enrica del passato. Non so perché ma è una cosa che faccio spesso. 
Ad ogni modo sono finita su questo articolo e, da quando l’ho riletto, non faccio altro che pensare se e quanto le cose siano effettivamente cambiate da quel ventidue maggio del duemila diciassette.

E’ trascorso quasi un anno e sei mesi e posso dire con certezza che, molte cose, non sono cambiate.
Il cavallo impazzito c’è ancora e, soprattutto, ormai vive fisso nel mio giardino. 
La netta differenza dall’anno scorso a questo presente è che, a volte, questo cavallo impazzito rallenta – sarà il passare degli anni – e comincia ad andare al trotto, forse per poter godere anche lui del paesaggio.
Il paesaggio, in fondo, è sempre una delle parti principali del viaggio. Lo ammiriamo sempre, dal finestrino di un treno, di un aereo o di una macchina, e ci riempiamo gli occhi di curiosità, di cose nuove e di nuovi angoli, quando il paesaggio è ormai conosciuto.  Continua a leggere Quotidianità è Vita.

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Pensieri sul Regionale veloce 10217

Questo è uno di quegli articoli scritti di getto, né pensati né modificati, scritti quando le idee nella testa (e a volte anche nel cuore) diventano troppe.
Scrivo queste righe sul treno regionale che da Torino mi porta a casa, è finita un’altra giornata di lavoro e la stanchezza si fa sentire.
Mi guardo riflesso nel vetro del treno: è già buio fuori. Guardarmi riflessa è una cosa che faccio spesso, per ingannare il tempo quando mancano cinque/ dieci minuti all’arrivo in stazione. Mi guardo sempre attentamente, studio ogni dettaglio: gli occhi stanchi, la montatura viola che contrasta il mio vestire business casual, così lo chiamano, quello che va bene quando devi lavorare nelle aziende, quello che definiscono serio ma non troppo. Guardo il mio riflesso, abbozzo un sorriso e cerco di fare in modo che non sia troppo finto: è un periodo complicato, questo.
Mi guardo un’altra volta nel vetro e lascio che il mio riflesso si fonda con il paesaggio che scorre veloce fuori dal finestrino. Paesini, stazioni, macchine, campi e luci passano in fretta, troppo in fretta, e a volte nemmeno si riesce a scorgere l’esterno: tutto diventa una riga unica, un’unione di più cose e per quanto ci si voglia focalizzare su una cosa, non si riuscirà mai a metterlo veramente a fuoco.
E’ un po’ come nella vita, quando si hanno pensieri e idee nella testa, quando vorrei focalizzarmi su una cosa soltanto e alla fine non ce la faccio mai, perché vorrei fare un po’ tutte le cose che porto dentro di me, tutti i sogni e i desideri che coltivo nella mia anima.  Continua a leggere Pensieri sul Regionale veloce 10217