L’arte dell’imparare a vivere.

A volte vorrei davvero tanto che le giornate avessero, che so, cinque o dieci ore in più in modo da poter fare tutto ciò che realmente vorrei.
E’ che mi frega il tempo. Mi frega davvero.

E’ che scorre troppo velocemente, il tempo, la quotidianità non accenna a rallentare per niente e mi sembra di essere su un cavallo che corre all’impazzata – non so se rendo l’idea – e di non riuscire nemmeno per un attimo a tirare le briglie e a rallentare.
Vedo passare accanto a me alberi, vedo sfrecciare luoghi e io mi aggrappo alla testa del cavallo impazzito e aspetto la fine, terrorizzata e urlante.
Lo so, non è una bella immagine, effettivamente.

Ma mi rendo conto della frenesia della vita, in quale vortice siamo coinvolti, soprattutto quando sono nel traffico di Torino, da e per il lavoro. Io sono sempre cresciuta in un paesino di provincia, dove le persone guidano tranquillamente e chi se ne frega se la persona davanti accosta per chiacchierare con un concittadino.
In città, chiaramente, è tutto completamente diverso e, inizialmente, per me, è stato un vero e proprio shock. Macchine che suonavano all’impazzata, gente che sfrecciava al verde del semaforo e persone che urlavano da sole, l’uni contro gli altri.

Obiettivamente mi sembrava una vera e propria jungla ma solo dopo, solo dopo aver cominciato a vivere in città, mi sono resa conto che di quel mood, di quello stato d’animo ci diventi. E’ come se fosse un modo di essere di chi vive in città, di chi cerca parcheggio per minuti e minuti, di chi corre a casa per risparmiare tempo e di chi sta in coda ad aspettare.

Mi frega questa frenesia ma mi rendo conto di essere entrata in questo vortice e di non riuscire a rallentare.
Mi sembra che la vita mi stia scappando dalle mani e non trovo un metodo per dirle “ehi, torna qua. Sei tutto ciò che di più prezioso ho!“.
E vorrei urlare a questa vita, vorrei dirle di rallentare la sua corsa impazzita, di prenderla più tranquillamente o finiremo per urlarci contro tutto il tempo, correre per andare a lavoro senza nemmeno più chiederci com’è il mondo fuori dalla nostra corsa.

Sembriamo immersi in tante bolle di sapone, svolazzanti nel cielo, ognuno per conto suo.
Ma quando abbiamo smesso di cantare in macchina o guardare gli alberi in fiore fermi ad un semaforo?

Corriamo senza fermarci mai.

Guardo il mio blog quasi sempre inattivo, fermo nonostante il passare dei giorni e mi sento tremendamente sconfitta, mi sento come se avessi perso la mia battaglia.
Attimi e Pillole di Viaggio era il mio sogno, era la mia piccola creatura, era il mio mondo di soddisfazione che portavo avanti con orgoglio.
Eppure adesso è fermo, aspetta che io scenda da quel cavallo impazzito e ritrovi la voglia – e il tempo – di raccontare cosa mi passa per la testa, i miei ultimi viaggi e le piccole scoperte.
Il mio computer rimane chiuso ormai da settimane, ogni giorno che ci passo davanti sembra che mi dica “ehi, che dici? Mi accendi per chiacchierare un po’?“. Eppure poi ho altre cose da fare, la casa è un disastro, la polvere si accumula, il mal di testa si fa sentire e la stanchezza mi travolge.
Scriverò domani” – è questa la frase che ormai ripeto di più e mi dispiace perché non vorrei nemmeno pensarla eppure non ce la faccio, fisicamente non ce la faccio.
Sono stanca, sono davvero stanca.

Il blog ne risente e io mi sento in colpa, mi sento come se avessi gettato la spugna ancora prima di crederci per davvero, ancora prima di lottare per ciò che desidero.
Ma come posso fare? Come posso fare per scendere da questo cavallo impazzito?

E’ così bello il mondo fuori, quando si va piano.

Obiettivamente non ho la minima idea di come fare a rallentare questa corsa, a rallentare il ritmo della vita, a fare in modo che il presente smetta di scivolarmi tra le mani.
Voglio tenerlo stretto a me, voglio poterlo vivere con tranquillità, con calma e senza essere presa dalle mille cose da fare.
Un po’ sognatrice come cosa, un po’ impossibile come immagine ma mi piacerebbe per davvero.

E’ che mi piacerebbe che il mondo scalasse di marcia e cominciasse a girare più lentamente, mi piacerebbe vedere le persone sorridere durante una giornata di primavera invece di vederle attaccate agli smartphone per chissà quale motivo.
Mi piacerebbe che la vita venisse vissuta più a fondo, con le cose che abbiamo e che – forse – poche volte apprezziamo.
E’ che tutto, alla fine, si riduce a vivere nel più grande, importante ed entusiasmante dei modi invece di limitarsi a esistere.
Dovremmo imparare a vivere, a lasciarci stupire dai momenti speciali, dagli spettacoli della natura e a riempirci il cuore d’amore e felicità.
Perché la vita va vissuta e non fatta scorrere via. E va vissuta sempre, nonostante la corsa impazzita del nostro cavallo, e non solamente nei momenti di apparente tranquillità.

La vita è tutto ciò che di più prezioso abbiamo.
Impariamo a rallentare, a vivere più tranquillamente, a goderci il paesaggio.
Scendiamo da cavallo e facciamoci una passeggiata, con gli occhi in sù, col sorriso sul volto.

Buona camminata,
Enrica

Annunci

Un pensiero su “L’arte dell’imparare a vivere.”

  1. Ciao Enrica! E’ tremendamente vero quello che hai scritto.
    Io lo penso spesso, è la cosa mi rattrista ed innervosisce allo stesso tempo. Rifletto su quanto la vita scorra veloce e sul poco tempo che abbiamo a disposizione per goderci davvero quello che vogliamo. Lavoro, impegni, appuntamenti prendono il primo posto di fronte le cose più piacevoli della nostra vita.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...