Archivi tag: spagna

Jerez de la Frontera: due passi sotto il cielo azzurro

La città di Jerez de la Frontera, conosciuto a molti semplicemente come Jerez, si trova nella comunità autonoma dell’Andalusía. Premettendo che ho avuto la geniale idea di visitare questa città il 16 di agosto, con più di 35°, devo ammettere che Jerez mi è entrata nel cuore.
Sarà per l’aria di allegria che si respira, saranno i monumenti, la cultura, la storia e il passato, sarà perché volevo andarci da un sacco di tempo, ma a me, Jerez, mi ha colpito.

Situata a 4 ore circa, in treno, dalla capitale Madrid e a solo 35 minuti da Cadice, Jerez regala bellezza e ottima enogastronomia (soprattutto eno…)  a tutti coloro che la visitano.

Per quanto mi riguarda, ci sono stata solo un giorno e di questo, un po’, me ne dispiaccio. Sicuramente ci sarebbero state altre cose da visitare e da scoprire ma, purtroppo, il tempo corre troppo velocemente… Soprattutto quando si è in vacanza.

Partita dalla mia adorata Cádiz alle 9.40 del mattino (il biglietto solo andata costa €5,95), Jerez mi ha accolta alle 10.14 in una tranquillità surreale. La gente chiacchierava ai lati della strada, i bar erano ancora chiusi e, in centro, i turisti si guardavano attorno cercando scorci da fotografare.
Si riconoscono i turisti, quando vanno in giro; tutti concitati, tutti nascosti dietro alla macchina fotografica, tutti intenti a guardare una cartina e a programmare possibili itinerari.  Continua a leggere Jerez de la Frontera: due passi sotto il cielo azzurro

Cara Italia, tra qualche mese, parto anch’io.

Quando ero più piccola, vedevo i ragazzi di 24, 25, 26 anni così grandi. Li vedevo già grandi, così distanti da me e credevo che, a quell’età, si avesse tutto.
Pensavo che, nel momento in cui io mi fossi trovata in quel periodo dell’età, avrei già avuto tutto quello che desideravo: un lavoro che mi avrebbe reso fiera di me e di tutti quelli che mi stavano accanto e, perché no, forse avrei già avuto una famiglia. Vedevo questi ragazzi di 24, 25 anni e in loro vedevo la felicità. Non so perché, ma pensavo che a quell’età, il minimo a cui si potesse aspirare, fosse proprio la felicità. Credevo che, a quell’età, si fosse felice e basta.
Felici e fieri della propria vita.

Quando ero piccola, quando avevo ancora i capelli biondi e con i boccoli, io volevo essere una poliziotta. Non volevo essere una ballerina, una principessa, una modella o una cantante. Io volevo essere poliziotta, forse per il fascino della divisa, e poi volevo essere anche una “maestra di chitarra”, dicevo proprio così. E volevo diventare tutto questo il più presto possibile, volevo vivere la vita “dei grandi” in fretta ed ero piena di grandi sogni.
Ora, in quei sogni e in quelle speranze di me bambina, non mi ci ritrovo molto. Non ho intrapreso la strada per diventare poliziotta e neppure quella per diventare un’insegnante di musica. Non ho creato neppure lontanamente una famiglia e, se fosse per me, tornerei ad essere una bambina, quando non hai troppi pensieri su quale strada scegliere e quando essere felice e spensierata è una normalità.

Ho quasi 24 anni e sono disoccupata.

In questi giorni mi è tornato in mente un articolo che, più o meno un anno fa, avevo letto. Iniziava così: “Se hai vent’anni vattene.”
[Per leggere l’articolo, clicca qui: Se hai vent’anni vattene dall’Italia]
E’ stato scritto ad aprile del 2013 e, mai come adesso, mi sembra così attuale.
Quando l’avevo letto per la prima volta, non ci avevo fatto così caso. Uscivo da un percorso importante e stimolante, quello del Master, ed ero convinta di restare in Italia, di dare un’opportunità a me stessa, di mettere in pratica tutto quello che avevo studiato, ma soprattutto volevo dare un’opportunità all’Italia.
Credevo realmente nello Stato in cui vivo, credevo realmente che qualcuno, prima o poi, rispondesse ai miei curriculum, che qualcuno credesse realmente nel turismo.
Volevo mettermi in gioco, dimostrare a me stessa e agli altri, che io potevo farcela. Che io potevo trovare lavoro qui.

Ad un anno e poco più di distanza, io non ci credo più.  Continua a leggere Cara Italia, tra qualche mese, parto anch’io.

Vacanza studio: esperienza da vivere

Ho sempre amato le lingue straniere.
Studiare altre lingue, diverse dal mio italiano, è sempre stata la cosa che più amavo fare a scuola. Più dell’italiano, più di geografia, più di matematica.
Io adoravo ascoltare l’insegnante parlare in un’altra lingua, mi meravigliavo quando vedevo gli interpreti impegnati nel loro lavoro e quando capitava l’occasione di andare all’estero, mi concentravo per capire se riuscivo a captare qualche parola in un discorso tra due nativi.
Quest’ultima cosa, poi, la faccio ancora adesso. Ma chi non la fa?

La prima volta che sono salita su un aereo per andare in vacanza studio era il 2006, avevo 15 anni e mezzo ed era il primo viaggio senza i miei genitori. Mi sembrava stranissimo partire ed andare a studiare. Ma insomma, che vacanze sono se si studia?
Eppure, dopo quell’anno, il viaggio all’estero per studiare è diventato un appuntamento al quale cerco di non mancare mai. Ogni volta che partivo era per me una sfida anche se, la maggior parte delle volte, salutare l’Italia era una cosa che proprio non riuscivo a fare. Al momento di attraversare i controlli, le due settimane che avevo davanti mi sembravano un’eternità. Facevo da subito il conto alla rovescia, quasi impaziente di rimettere piede in Italia, eppure quando mi trovavo lì, dopo qualche giorno, già non volevo più tornare.
E’ durante quei momenti che ho capito che per me viaggiare era importante, che io nella vita volevo fare questo e che volevo assolutamente parlare le lingue straniere.

Ma in questo “articolo”, in questo blog che parla di viaggi, voglio raccontarvi l’ultima vacanza studio: quella terminata qualche settimana fa, quella che mi ha portato a Cadice. Continua a leggere Vacanza studio: esperienza da vivere

A spasso per Madrid

Il mio viaggio in Spagna è iniziato con tre giorni a Madrid, la capitale. Pur avendola già visitata in passato, mi ha stupito ancora una volta e, al momento di andarmene, non volevo più partire.

MERCOLEDI’ 6 AGOSTO

I miei tre giorni a Madrid sono iniziati il 6 agosto quando, con l’aereo proveniente da Pisa, sono atterrata all’Aeroporto Madrid Barajas. La compagnia di volo Ryanair, con la quale ho viaggiato, permette di prenotare un transfer dall’aeroporto all’hotel, appartamento o qualsiasi luogo a cui siete diretti, pagando solo 12.00€, evitando così di prendere la metropolitana o un taxi. Questo servizio si prenota direttamente sull’aereo e, non appena atterrati, troverete l’addetto al transfer presso il punto di incontro dell’aeroporto; il nome dell’agenzia di transfer è transferamigo e il servizio è davvero ottimo.

Durante questi pochi giorni in terra spagnola, ho soggiornato presso l’hotel Holiday Inn Madrid Piramides, situato in un quartiere molto tranquillo e a 15 minuti a piedi dal centro della capitale. L’uscita della metropolitana è di fronte all’entrata dell’hotel (fermata piramides) e, da lì, si può prendere anche il treno de cercanías che permette di raggiungere l’aeroporto terminal 4 senza dover cambiare: nel caso in cui il vostro aereo parta da un altro terminal, c’è la possibilità di prendere un autobus gratuito che collega tutti i terminal dell’aeroporto Madrid Barajas.

Quando sono arrivata in hotel era già tardo pomeriggio e, dopo qualche tentennamento, ho lasciato la visita della città al giorno dopo: ero troppo stanca e, soprattutto, senza una cartina.  Continua a leggere A spasso per Madrid

170 ore in terra spagnola.

È passata una settimana e un giorno da quando sono salita sull’aereo a Pisa. Una settimana e un giorno da quando sono atterrata al terminal T1 dell’aeroporto di Madrid

Dalle 17.00 del 6 agosto alle 19.00 del 13 agosto sono passate 170 ore e, prima del mio ritorno in terra italiana, devo ancora viverne 244. 244 ore in terra spagnola, in terra andalusa.

È passata una settimana e un giorno: una settimana intensa. Mi ero promessa di fare una specie di riassunto, un tirare le somme dopo la mia prima settimana qui.

Sono partita con l’idea di conoscere ancora di più me stessa, con l’obiettivo di trovare un prossimo scopo, di scoprire cosa davvero voglio fare nella mia vita.

E così sto facendo: mi sto scoprendo di più, soprattutto. Sto lavorando su me stessa, sto lavorando sui miei limiti, sulle mie preoccupazioni. Sto sentendo il mio cuore, sto ascoltando i dubbi della mia mente e li sto risolvendo. Uno a uno.  Continua a leggere 170 ore in terra spagnola.

Sì, viaggio sola. (E domani si parte!)

E così ci siamo.
Domani si parte.

La sera prima di una partenza, per me, ha sempre qualcosa di speciale: un miscuglio di emozioni. Felicità, attesa e anche qualche dose di ansia. Perché, alla fine, non si sa mai a cosa si va incontro. Il viaggio è l’unione di diverse emozioni che portano sempre allo stesso fine: la scoperta di un luogo ma, soprattutto, la scoperta di sé stessi.
E’ principalmente questo il motivo del mio viaggio: scoprire me stessa. Scoprire il mio stupore di fronte ad un tramonto, scoprire la mia tranquillità nell’ascoltare un suonatore di strada, scoprire la mia meraviglia davanti all’arte e alla cultura. Scoprire tante piccole cose di me che, a volte, nella mia routine si perdono.

E quindi parto: la Spagna mi attende.
Non c’è nessuno stato che mi faccia sentire a casa come la Spagna: spero sia così anche quest’anno, anche in questa avventura che aspetto con tanta curiosità.

Ci siamo: si parte e, soprattutto, si parte da solaContinua a leggere Sì, viaggio sola. (E domani si parte!)