Gennaio, the best is yet to come.

Questa volta sono davvero, davvero in ritardo sul resoconto del mese scorso.
L’obiettivo sarebbe di scriverlo intorno al due, tre del mese ma, a volte, il tempo scorre così velocemente che non ti dà nemmeno un attimo per metterti seduta col computer davanti a scrivere.

Stamattina, invece, nel mio giorno libero, mi sono promessa di dedicare almeno un’oretta ad Attimi e Pillole di Viaggio. Ed eccomi qui, quindi, con il mio compagno che suona la chitarra al mio fianco ed io che scrivo.
Questa la definirei perfezione.
E’ che la vita scorre davvero velocemente e, tra gli attimi della routine quotidiana, è molto, molto, molto importante potersi concedere dei momenti di assoluto riposo a fare ciò che più si ama: che sia la musica, che sia la scrittura, che sia tutto ciò che scalda il cuore.

Ogni volta che scrivo il resoconto del mese precedente, prima di mettermi davanti alla pagina di wordpress che aspetta frasi da digitare, scorro la mia bacheca di facebook come per ripercorrere gli attimi principali, le fotografie scattate e i pensieri condivisi. Non so perché lo faccio ma è diventata come un’abitudine e non posso farne più a meno, è come un back to the past in diretta ed è incredibile quanti sorrisi nascano.
In questo gennaio, però, non ho condiviso molto e i ricordi principali scarseggiano. Un po’ mi dispiace perché è come se avessi vissuto un briciolino di meno, non tanto come momenti ma quanto alla qualità delle emozioni.
Non so se mi spiego.
E’ che è stato un mese piuttosto lentino, a differenza di tuti gli altri, un mese di quelli in cui rientri alla tua totale routine e i momenti incredibili, quelli davvero speciali, fanno fatica a trovare spazio. E’ stato un mese un po’ strano, uno di quelli che quando ti volti indietro – proprio come in questo caso – ti fa provare un po’ d’amaro in bocca, una sensazione di amarezza per quello che non c’è stato.
E se avessi sbagliato io, a non assaporare ogni momento e a trasformarlo come speciale?

[Nel frattempo ho mandato il mio ragazzo a suonare in camera da letto.
<<Amore, scusami, ma faccio un po’ fatica a concentrarmi…. >>
<<No, non ti preoccupare… E’ che sono i Metallica, è normale che non sia tanto leggero. >>
Ah, l’amore.]

Gennaio è iniziato con un freddo da entrare nelle ossa, un freddo di quelli in cui ogni mattina ti metti a raschiare il vetro per far andare via il ghiaccio.
Ed è in quei momenti in cui ti chiedi perché sei nata in Piemonte e fai scendere tutti i santi dal cielo; insomma, togliere il ghiaccio, quando ti devi allungare per arrivare fino alla metà del parabrezza e, nei piedi, hai un paio di tacchi, non è certo la cosa più bella del mondo.
Però, per quanto non sopporti il ghiaccio e il freddo che entra nelle ossa, sono davvero innamorata della neve, quei piccoli fiocchi leggeri che scendono, danzando, dal cielo.
Sebbene in città sia davvero un problema, la trovo davvero una meraviglia della natura.
E quando è scesa a Torino, se non sbaglio era il dieci di gennaio, sono rimasta tutto il pomeriggio davanti alla finestra a meravigliarmi di quanto fosse bella.
Era la seconda volta che vedevo nevicare a Torino e me ne sono innamorata: la città assume tutta un’altra immagine sotto un leggero strato bianco.
Che poi io abbia passato mezz’ora, la sera, a togliere la neve ghiacciata dalla macchina.. beh, quella è un’altra storia.

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Gennaio però è stato anche il mese delle passeggiate per Torino, nei momenti liberi, nei pomeriggi di riposo, nelle serate fredde ma non troppo.
Torino è in assoluto la mia città preferita, me ne innamoro ogni volta che cammino tra le sue stradine e sotto i suoi portici.
La trovo bellissima, di una tranquillità disarmante, di una bellezza da togliere il fiato – ogni angolo si guardi.
Se ho camminato tanto, tantissimo tra le vie del capoluogo piemontese, in compenso non sono riuscita a visitare nulla fuori dalla città e non mi sono nemmeno spostata molto nei dintorni. Un mese un po’ troppo tranquillo per i miei gusti, un po’ troppo routinario.
Ma è andato così, sono solo stati trentun giorni e adesso ne ho altri ventotto – alzi solo più ventidue (notare il solo più tipicamente piemontese) – davanti a me pronti per essere vissuti.

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E visto che la routine mi piace ma, a volte, ho davvero bisogno di qualcosa che stravolga la mia quotidianità, quale migliore rimedio se non viaggiare?
Viaggiare, esattamente viaggiare, una delle cose più belle del mondo.
Il tutto  avvenuto in un’ora, massimo due, dell’altra settimana quando scopro di potermi prendere alcuni giorni di ferie. La mia mente comincia a viaggiare, ad analizzare possibili mete e, tornata a casa, propongo il tutto alla mia dolce metà.
Per una serie di combinazioni e fortune, siamo riusciti a prenotare un mini viaggio di quasi tre giorni e mezzo a Barcellona, trovando delle super offerte davvero vantaggiose.
Penso di non aver mai prenotato così velocemente un viaggio: in un’ora sono riuscita a prenotare volo prima e hotel dopo, senza pensarci troppo, ma con una dose di adrenalina e felicità nel corpo e nel cuore.
E’ che io amo viaggiare, mi sento viva quando lo faccio e, ad oggi, che manca esattamente una settimana, sono già qui che faccio il conto alla rovescia e non vedo l’ora che questi otto giorni passino il più velocemente possibili.
Barcellona, quindi, una città che ho già visitato un sacco di volte ma che mi piace da impazzire, una città così ricca di arte che sembra quasi surreale.

Sto cercando qualche idea per raccontarvi, al mio ritorno, Barcellona su Attimi e Pillole di Viaggio: ve l’ho già raccontata una volta, con un intero itinerario a piedi, ma questa volta vorrei farlo diversamente e senza cadere nel banale.
Non ho ancora nessunissima idea, vuoto totale, quindi, se avete qualche consiglio o spunto, è tutto ben accetto. Ecco, la domanda potrebbe essere più o meno così: come vorreste leggere Barcellona?

Attimi e Pillole di Viaggio, ultimamente, risente molto, moltissimo della mia quotidianità veloce tanto da non riuscire sempre a trovare un attimo per scrivere, forse gli attimi ce li avrei anche ma la stanchezza e le altre priorità si fanno posto in me.
Purtroppo non sempre le cose vanno come stabilite e, davvero, vorrei potervi raccontare viaggi passati, pensieri presenti e sogni futuri ogni settimana ma, realmente, non ci riesco.
E invidio davvero le persone che riescono a tenere un blog super aggiornato nonostante i mille impegni della vita quotidiana, le invidio davvero perché vorrei essere capace anch’io. Magari in futuro ci riuscirò, mai dire mai.

Cosa mi aspetto da febbraio?
Un’assoluta ventata di felicità ed emozione con questo viaggio (quasi) alle porte e una carica in più al momento di tornare a Torino.
Ecco, la definirei come una ricarica generale alle pile per ricominciare con il piede giusto e con la grinta per affrontare altre giornate intense.
Per il resto, oltre al viaggio, non mi aspetto molto se non cercare di vivere di più il momento, di cercare di trovare uno spunto per trasformare un giorno normale in un giorno speciale.
Obiettivo del mese di febbraio: arrivare al primo di marzo, voltarmi indietro e sorridere nel vedere i giorni speciali vissuti.
Non voglio più avere giornate normali fatte di quotidianità e routine.
Voglio avere giornate quotidiane ma speciali, quotidiane ma emozionanti, quotidiane ma incredibilmente meravigliose.

“La vita quotidiana nel suo svolgersi può regalare le sensazioni più forti di qualsiasi effetto speciale.
La vita quotidiana è fatta di piccole cose straordinarie che se colte nella loro bellezza sanno regalare una serenità duratura.”
Stephen Littleword, Piccole cose

 

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2 pensieri su “Gennaio, the best is yet to come.”

  1. Concordo con te Enrica, il quotidiano a volte sa regalare emozioni che si meritano di essere ricordate e, perché no, celebrate! Tu sei molto brava a raccontare la bellezza delle piccole cose: continua a farlo! Anche se a volte ti sembra che manchi il tempo 🙂
    Sai che adesso voglio Torino nel mio #wetravelweshare di febbraio, vero??? 😊

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