Mal di Romania, quando un pezzo di cuore rimane là.

Non ho mai particolarmente sofferto al ritorno di un viaggio, forse all’inizio, nei primi giorni in terra natía mi veniva un po’ di nostalgia del viaggio ma poi passava, circondata di tante, tantissime cose belle nella realtà quotidiana.
Questa volta, invece, nonostante ci siano meravigliosi aspetti nel mio quotidiano, nonostante abbia migliaia di cose da fare e le mie giornate scorrano ad una velocità assurda, la nostalgia dell’ultimo viaggio si fa sentire ogni giorno di più.
E mi prende sempre, quando meno me l’aspetto: con un ricordo, con una fotografia, con un oggetto che capita sotto mano.
E per una che non ha mai sofferto più di tanto il post- ritorno, questo è realmente assurdo.

Sto praticamente soffrendo del Mal di Romania.

Sinceramente – e voglio essere davvero sincera -, prima di partire sapevo che sarei andata a visitare una realtà completamente diversa dalla mia, una città per niente turistica ma che, da buona viaggiatrice quale sono, volevo assolutamente scoprire perché convinta che avesse aspetti bellissimi.
Quale città non li ha, in fondo?

Appena arrivata a Bacău, l’aria gelida mi ha travolto il volto e non ho potuto far altro che constatare che sì, aveva ragione la mia dolce metà, quello lì è davvero un freddo diverso. E’ un freddo che ti fa gelare le guance, te le rende fredde fredde e, dopo un po’, non le senti nemmeno più. Stesso discorso per il naso, particolarmente sacrificato quando c’è un freddo del genere e porti gli occhiali (binomio occhiali – sciarpa non funziona perché, un attimo dopo, ti ritrovi con gli occhiali tutti appannati).

Bacău mi ha accolto così, quindi, con un cielo grigio, l’aria fredda e un aeroporto piccolo piccolo ma con un sacco di persone all’interno.
Dall’aeroporto alla città, poi, il mio sguardo si è perso fuori dal finestrino dell’auto, a guardare una città totalmente diversa dalle nostre, da quelle a cui siamo abituati noi: i palazzi sono davvero tutti uguali, tipici del comunismo, e segnati dall’inevitabile scorrere del tempo.
Ma Bacău non è sempre stata così.
Prima del comunismo, infatti, era una cittadina dalle case basse e belle, dallo splendore che, nei paesini più piccoli, ancora si può trovare. Poi lo stato cambia, la politica anche e un’intera città – come tante altre – viene stravolta.
Quello che più mi ha colpita di Bacău sono stati questi palazzi, lo ammetto, mi hanno lasciata davvero interdetta, colpita nel profondo come quando qualcosa ti fa male e non puoi rimanerne indifferente.

Eppure, ciò che ho scoperto col passare delle ore in terra rumena, è che la bellezza davvero si può nascondere ovunque.
Camminando tra le vie di questa città mi sono ritrovata a scattare fotografie a palazzi enormi e grigi ma, poco dopo, all’edificio del Comune lasciato alla sua bellezza originaria. Ed è così per le poste, per il teatro e per le chiese, quest’ultime di una meraviglia assurda. Mi sono davvero sorpresa per la bellezza sorprendente -e sì, il gioco di parole è voluto- che si trova all’interno della cattedrale principale o di una chiesa non meno importante: affreschi su ogni parete, nemmeno un centimetro lasciato vuoto e un’incredibile miscuglio di colori da riempire gli occhi.
Mi sono innamorata della Cattedrale, un edificio davvero immenso che fa da padrone, anche quando sei fuori Bacău e guardi la città.
Ci sono così tanti aspetti che mi hanno colpita e mi viene naturale aver voglia di tornarci, è come se avessi lasciato laggiù un pezzo di me e un pezzo del mio cuore.

In questi giorni, quando tornavo a casa dal turno di lavoro o quando mi mettevo a sistemare la cucina, mi sono venuti in mente tanti ricordi, tanti flash di questo viaggio e, inevitabilmente, un sorriso nasceva.
Il mio collega mi ha detto che, ormai, ogni volta che viene pronunciato il nome “Romania”, a me nasce un sorriso. Ma come fa a non nascere?

La Romania mi ha colpito, nel profondo e mi ha regalato un nuovo modo di vedere le cose.
Mi ha insegnato che non bisogna mai, mai e poi mai fermarsi alla prima impressione, qualsiasi essa sia, perché (quasi) sicuramente, col passare dei giorni, si finisce per cambiarla.
Se mi fossi fermata alla prima impressione, avrei etichettato Bacău come una città dai palazzoni enormi, tutti uguali e grigi.
Eppure Bacău è una città dalle bellezze nascoste, dal freddo pungente e dalla neve che scende forte e quasi ghiacciata.
Bacău è la città dal tramonto rosso e dalle striature di colore nel cielo, dai corvi che si muovono veloci (ci sono tantissimi corvi in città e sono protetti dallo Stato) regalando forme e spettacoli da guardare con gli occhi rivolti in su.
Bacău, così come tutta la Romania, è una città fatta di tradizioni, da balli per scacciare gli spiriti maligni, dai festeggiamenti e dai “La mulți ani” (= auguri) ripetuti sempre col sorriso.

La Romania ha avuto la capacità di farmi sentire realmente a casa, anche se soltanto per pochi giorni, ed è forse per questo che ora ne sento così tanto la mancanza.
La Romania mi ha lasciato un calore nel cuore che non sempre si trova ovunque, mi ha lasciato un sorriso stampato in faccia ma anche una leggera tristezza per un popolo che ha perso tanto.
La Romania mi ha regalato momenti tremendamente belli, nonostante il freddo polare, che custodisco con tanta, tantissima gelosia nel mio cuore. Mi ha lasciato una così bella impressione che adesso vorrei trasmettere agli altri, a tutte le persone che, per un motivo o per un altro, la lasciano sempre in disparte invece di prendere un aereo e andarla a visitare.
La Romania mi ha trasmesso una grande amore, quello del proprio popolo, la loro gentilezza e il loro sorriso che, nonostante tutto, continuano ad avere sempre.

Sono tornata a casa perché la mia vita è qui, il mio presente è qui ma sono tornata a casa con una gran voglia di partire di nuovo e con una gran voglia di scoprirla tutta, questa Romania.

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Cattedrale Ortodossa e il Natale.
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