Dicembre: l’eternità in tanti piccoli momenti.

Da tre giorni siamo nel duemiladiciassette e, come ogni mese, mi ritrovo a fare il resoconto dei trentun giorni appena passati, quelli di dicembre.

C’è da precisare che dicembre è, da sempre, uno dei miei mesi preferiti: l’atmosfera natalizia, le illuminazioni colorate alla finestra, la musichetta sotto i portici e le persone sorridenti, sono attimi che mi scaldano il cuore, come se in questo periodo tutto fosse migliore.
E’ un gran mese, quello che più amo per la qualità delle emozioni e dei momenti che si vivono, in totale felicità con la propria famiglia.

Il mio dicembre è volato, come in fondo tutti i mesi del duemilasedici, ma questa volta lo ricordo con tanta, tantissima nostalgia perché mi mancano già, tutti gli attimi belli che ho vissuto.
E’ che sono così, vivo la vita con una tale intensità che poi, quando le cose finiscono, quando i viaggi terminano, quando i giorni passano, mi mancano e vengo presa dalla malinconia. Perché vorrei che durassero un po’ di più.
Però, alla fin fine, se davvero l’eternità esiste, se davvero ci sarà un per sempre, allora spero che sia esattamente con tutti gli attimi belli che vivo, con tutti i momenti indelebili che accadono nella mia vita. Spero che sia esattamente così, per sempre così.

Dicembre è stato il mese della musica, quella che suono con la mia adorata chitarra classica e con la mia seconda famiglia, l’orchestra appunto.
Ho sempre amato suonare con loro, da quando faccio parte dell’orchestra di chitarre – e saranno già otto, nove anni –, si diffonde una tale felicità che è impossibile resistere. Quando suono con loro mi sento come se fossi esattamente nel posto e nel momento giusto, come se fosse destino che io sia lì. E’ una sensazione di felicità che prende il cuore.
In occasione del Natale, l’orchestra ed io siamo andati a regalare un po’ di musica, di serenità e di atmosfera natalizia ai tanti ospiti delle case di riposo della zona e ad una cooperativa che ospita ragazzi con disabilità.
E’ stato davvero bellissimo, un’esperienza che mi ha colmato il cuore di orgoglio e gioia: quella gioia che nasce quando senti gli anziani cantare Astro del Ciel o intonare una canzone tipica piemontese. E non puoi far altro che sorridere e commuoverti.
Abbiamo quindi suonato con un cappello da Babbo Natale in testa e una cravatta rossa per pomeriggi interi, sapendo di star regalando un attimo di felicità a persone che sono ormai lontane dalla realtà quotidiana.

Dicembre è stato poi il mese delle passeggiate sotto i portici, nell’aria fredda dell’inverno, dei regali messi sotto l’albero e dell’emozione che mi prende quando il Natale si avvicina. Saltellare di qua e di là, fare il conto alla rovescia e analizzare con grande attenzione i pacchi per capire cosa ci sia sotto quella carta regalo così colorata e disegnata.
E’ che son fatta così, sempre un po’ bambina quando si tratta di regali, Natale e momenti felici.
Io e la mia dolce metà abbiamo fatto l’albero di natale in camera da letto, dopo aver analizzato attentamente tutte le possibili location per quel pino dalle palline colorate e di tutte le forme. Così, in una sera di inizio dicembre, abbiamo deciso che era ora di addobbare tutta la casa per far entrare un po’ di natale anche qui, in questo appartamento di Torino: chiaramente un pino più alto di me non è facile da sistemare e, per i primi venti minuti, è stato un continuo di “lo mettiamo qui? O è meglio qui? E se lo mettessimo laggiù?”. Insomma, questo pino è stato spostato prima vicino alla televisione e al divano, poi vicino all’entrata, poi in cucina, poi nell’altra stanza e, infine, in camera da letto, location definitiva. E devo ammettere che la scelta finale è stata più che azzeccata: amo addormentarmi con le luci colorate che si alternano, amo l’atmosfera che regala alla sera e, considerato che entrambi siamo stati ammalati per quasi una settimana insieme, direi che la scelta della camera da letto è stata perfetta.
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Il Natale è poi arrivato e con lui una ventata di enorme felicità: abbiamo passato la giornata con il mini gruppo di parenti, a ridere e a scherzare per tutta la giornata, come se l’amore davvero non finisse mai.
Il giorno del venticinque, poi, il cielo mi ha regalato un tramonto davvero meraviglioso sulle Alpi, uno di quei tramonti che tanto mi mancano quando sono a Torino. Il cielo si era colorato di blu e rosso e tutto sembrava così infinito: ho pensato, per l’ennesima volta, che la bellezza è davvero ovunque e basta solamente avere gli occhi pronti a guardarla, immergersi in essa e farsi travolgere.
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Dicembre è stato poi il mese del viaggio che tanto attendevo, quello a Bacău, in Romania, paese d’origine della mia dolce metà.
E’ stato un viaggio bellissimo, uno di quelli che ti entra nel cuore e non se ne va più.
Mi sono innamorata della Romania, una terra freddissima ma con abitanti da un cuore enorme.
Ho passato quattro giorni davvero stupendi, dove ho visitato Bacău e camminato tra le sue vie dai palazzi tutti uguali scoprendo bellezze nascoste incredibili, ho camminato tra la neve di Slănic Moldova e scattato foto di paesaggi davvero infiniti lungo la strada.
Mi sono sentita a casa fin dal primo momento, ho capito quanto un abbraccio e un sorriso possano scaldare un cuore e mi sono davvero commossa al momento di prendere l’aereo e tornare a casa.
Ho avuto la conferma di quanto i pregiudizi possano rovinare un paese, di come la realtà sia ben diversa dalle idee comuni, ho avuto la conferma di voler visitare la Romania altre migliaia di volte perché, sì, mi piace un sacco.
Un viaggio incredibile, quindi, che mi ha lasciato una sensazione stupenda nel cuore e una leggera malinconia perché, quattro giorni, sono stati troppo pochi e sarei voluta restare di più.
Ma si torna per poter ripartire, in fondo.
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Cosa mi aspetto da gennaio e dal nuovo anno?
Non lo so, sono giorni in cui non riesco a capire che giorno è, che cosa devo fare per primo e che cosa farò. Sono giorni un po’ confusi, ecco.
Sicuramente a gennaio vorrei rimettermi un po’ in forma – la Romania ha colpito anche sulla bilancia! -, tornare a nuotare in piscina e a camminare un sacco tra le vie della città.
Ho voglia di tornare un po’ al solito tran tran che, alla fine, non mi dispiace per niente e che, a volte, mi manca. La quotidianità fatta di lavoro, baci al mattino, tisane serali e passeggiate nel giorno di riposo.
Ho voglia di riprendere in mano la mia vita e cercare di migliorarla, sempre, senza mai farla diventare banale.

Ho voglia di sorprendere questo duemiladiciassette, ho voglia di sorprendermi.

Sto iniziando, come voi, a scrivere questo nuovo libro fatto da dodici capitoli: siamo alla terza pagina e sono curiosa di sapere cosa accadrà nelle prossime pagine, vorrei sbirciare ma non posso.
Mi limiterò a scrivere giorno per giorno, con la mia solita penna blu e con la penna rossa per le news importanti. Mi limiterò a scrivere e a vivere ogni giorno col sorriso, nonostante le difficoltà, nonostante gli ostacoli, nonostante il tran tran quotidiano.
Perché questa è la vita, no?
Perché quando meno te l’aspetti, nella solita routine giornaliera, la vita arriva e ti travolge, con le piccole cose, con i piccoli sorrisi, con i piccoli momenti.
Perché questa è la vita, credo, e forse bisognerebbe cominciare a lasciarsi travolgere di più.
Ecco, ho trovato il primo proposito dell’anno.

Buon primo capitolo da scrivere,
Enrica

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