Cara Italia, sono disoccupata ma da qui non me ne voglio andare.

Da quasi un anno, ogni giorno, Facebook dà la possibilità di tornare indietro nel tempo. E’ incredibile come, in meno di un minuto, ci si ripresenti davanti un passato che sembra lontano ma che, invece, è appena dietro l’angolo.
Quello che mi fa più sorridere è rileggere ciò che scrivevo nel 2009, quando avevo diciannove anni ed ero alle prese con la maturità. Adesso, a rileggere quelle frasi piene di ansia, preoccupazioni e dubbi, il mio cuore si riempie di tenerezza: avevo diciannove anni ancora da compiere e mi sembrava che il futuro fosse davvero troppo grande, troppo complicato, troppo incerto per una come me.
Se mi volto indietro mi sembra che sia passato un secolo, soprattutto se confronto l’Enrica di allora con l’Enrica di oggi: due mondi completamente opposti e due persone quasi diverse.

Poi Facebook mi mette davanti i ricordi dell’università, fotografie di risate fino alle lacrime con le amiche, consigli scritti di getto e una tesi preparata in estate davanti al ventilatore, come racconta il ricordo di oggi. Per poi tornare ai primi ricordi, quelli più recenti, quelli di un anno fa, quando ancora vivevo in Spagna e le mie giornate erano piene, pienissime di felicità, quella felicità vera che prende il cuore e che ti ricorda che sì, sei nel posto giusto nel momento giusto. Quando vedo questi ricordi, che sono davvero dietro l’angolo, la nostalgia prende ogni parte del mio corpo, penso sia normale però, penso che la nostalgia la proverò anche a distanza di anni.
Ad ogni modo, diverse volte, mi sono messa a pensare se, ora come ora, tornerei indietro nel tempo, se cambierei il mio presente per il mio passato e, dopo tanti pensieri mischiati con i ricordi, la risposta è stata un no. No, non tornerei indietro nel tempo perché il mio presente è troppo incredibile, entusiasmante, emozionante per cambiarlo col passato, per quanto meraviglioso fosse. A Valencia avevo la felicità di settimane bellissime, avevo l’ingenuità e la spensieratezza nel non pensare al domani, nel non pensare al futuro che mi attendeva: poi i giorni sono passati e in quel futuro ci sono finita, con tutta me stessa. Ho lavorato in un hotel di Torino, ho conosciuto il grande amore, mi sono innamorata e sono rimasta a casa di nuovo senza un lavoro. E se ripenso a questi mesi trascorsi, da settembre in poi, in questo caso mi sale la nostalgia eccome; è bello quando le cose vanno esattamente come te l’aspettavi: un lavoro che ti piace incredibilmente, un quotidianità che non cambieresti mai e un amore che ti prende il cuore. E’ semplicemente il meglio che una persona come me, che pretende sempre che tutto giri nel verso giusto, si aspetta. Ed è arrivato, alla fin fine. Poi finisce e quando finisce, sono cavoli (giusto per non essere volgare).

In questi mesi e in queste settimane che scorrono veloci, tante volte mi sono messa a pensare a quanto sia possibile che un aspetto delle nostre vite possa influenzare così tanto tutto il resto, tutta la nostra quotidianità.
Il non avere un lavoro è sicuramente una difficoltà grande, un ostacolo con cui convivere, un momento difficile con cui passare una giornata dopo l’altra, provando a non lasciarsi buttare troppo giù. L’avevo provata in passato, questa mancanza, quando dopo una laurea triennale nessuna persona sembrava interessata a me e, dopo quasi quattro anni, la riprovo di nuovo: peccato che questa volta ho quattro anni in più, un master in più, enne tirocini in più inseriti nel curriculum e più conoscenze rispetto a prima. E’ tutto un in più, un qualcosa in più che, però, non viene preso in considerazione. Ed è frustrante, è maledettamente frustrante.
Ed è quando vedi che il cellulare non squilla, che la casella e-mail non segna posta in arrivo, che nessuno ti risponde, è in questi momenti che vieni presa dalla negatività e, inevitabilmente, ti abbatti. Sembra che, per il resto del mondo, tu non sia mai giusto per nulla, che tu non sia mai abbastanza, che tu non abbia mai quel qualcosa in più che permette di sentirsi dire “sì, Lei è assunta”.
E allora, mi chiedo, che cosa dovrei fare?

Nel 2014, quando il blog era ai suoi primi mesi di vita, scrissi un articolo che si intitolava “Cara Italia, tra qualche mese, parto anch’io” e che, con mio stupore, fece un giro enorme fino ad arrivare ad una giornalista di Sky.
Nel 2014, con una grande delusione e con poche speranze per quest’Italia, volevo spiccare il volo, atterrare in Spagna e cominciare da zero laggiù; avevo ventiquattro anni e quello che lasciavo qui era importante, era fondamentale ma, in fondo, non avevo nulla da perdere: il mio presente, allora, mi sarebbe stato accanto nonostante tutto. Ed effettivamente, dopo qualche mese, è stato realmente così: sono atterrata in Spagna e la mia famiglia, gli amici più veri, tutto il mio presente italiano era come se fosse accanto a me, nonostante la lontananza e i chilometri.

Questa volta, però, cara Italia, io non me ne voglio andare: io non voglio partire per andare in Spagna, non me ne voglio andare dall’altra parte del mondo perché là sì che c’è lavoro. Non me ne voglio andare in un’altra regione solo perché, apparentemente, sembra più figa di quella in cui vivo, non me ne voglio andare da nessuna parte perché io sono follemente innamorata del mio presente e, credimi, cara Italia, non lo cambierei per nessuna ragione al mondo.
Se ora partissi, se ora dovessi partire, lo farei sicuramente con un peso nel cuore perché questa volta, a differenza del passato, mi rendo conto di cosa lascio qui, di cosa rischio di perdere: ed è giusto perdere ciò che ci rende felice, il nostro presente e il futuro che stiamo costruendo, per una realtà incerta? Io penso di no.

Cara Italia, se sapessi come si vive quando non si ha un lavoro, non lo so se saresti ancora fiera dello Stato che sei.
Lo sai come si vive, quando non si ha un lavoro? Non è una questione di materialismo, credimi, non è una questione di non comprare una borsa o risparmiare sulle uscite, è una questione psicologica, di un abbattimento sempre più forte, è un senso di inadeguatezza e di frustrazione che prende il cuore e la mente.
Il trucco di tutto questo è attaccarsi al presente per non lasciarsi scivolare giù: credimi, cara Italia, sono molto grata alla vita per avere accanto a me persone pronte a farmi sorridere sempre. Sono grata alla vita per avere accanto due genitori che continuano a fare il tifo per me, nonostante io mi senta sempre sbagliata, nonostante io sia convinta di deluderli continuamente. Sono grata alla vita per avere accanto a me un compagno che, se mi vede in lacrime e abbattuta, mi dice “vieni, mettiamoci sul letto, così ti coccolo”. Sono grata alla vita per avere accanto amici pronti a dirmi sempre e comunque “Enrica, abbi fede, qualcosa uscirà, non mollare”.
Credimi, cara Italia, io mi sento così terribilmente grata per avere tutto questo, per avere sempre un motivo per lottare anche quando non mi sento abbastanza.

L’altra mattina sono rimasta incredula e scioccata dalla notizia di un giovane di ventiquattro anni che si è tolto la vita dopo l’ennesimo colloquio andato male, mi sono resa conto di quanto sia forte questo aspetto nella vita di ogni persona, mi sono resa conto di quanto sia fragile questa vita. E ho sperato, ho sperato davvero che lassù non ci siano colloqui da affrontare, un lavoro da cercare e, soprattutto, una realtà migliore.
E dopo aver letto questa notizia, sono arrivata alla conclusione che sì, farò tutto ciò che sia nelle mie possibilità per arrivare a trovare un lavoro, manderò ogni giorno curriculum su curriculum, cercherò e cercherò ma proverò a non lasciare che questo aspetto influenzi tutta la mia quotidianità, forse in piccola parte, ecco forse in piccola, piccola parte sì. Però mi sono resa conto più che mai che la vita è speciale, ne abbiamo una sola, e che non posso e non voglio perdermi i momenti felici per colpa di un lavoro che non arriva, non voglio più incolparmi perché non ho nessuna colpa, perché ce l’ho sempre messa tutta per avere quel di più.

E allora, cara Italia, questa volta resto qui, resto in questa Torino che mi piace da impazzire, resto in questo presente che amo, che mi fa sorridere dalla gioia, che mi fa ridere fino alle lacrime.
E lo so, cara Italia, lo so che dall’altra parte del mondo c’è un futuro bello e sicuro, lo so, lo so che all’estero si trova lavoro… Ma che ci vado a fare laggiù, se poi non ho il mio presente che mi piace così tanto?
Allora ho deciso (e qui lo prometto soprattutto a me stessa) di essere positiva, di essere felice, di affrontare le difficoltà con la grinta e l’allegria che mi contraddistingue.

Ci voglio provare, giorno dopo giorno, ad ascoltare il consiglio del mio ragazzo che, con il suo sorriso dolce, mi dice: “Nessun pensiero negativo ha mai aiutato a risolvere in modo positivo una situazione”.
E forse ha ragione.
Sì, credo proprio che abbia ragione.

 

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27 pensieri su “Cara Italia, sono disoccupata ma da qui non me ne voglio andare.”

  1. Ti ammiro molto Enrica, perché sei una persona coraggiosa. Ti leggo da poco tempo e non ti conosco, però so che mi piacerebbe avere un’amica come te, che va avanti nelle sue scelte con decisione, pronta ad accogliere il meglio ma anche ad affrontare il dolore che ne può derivare.
    Un abbraccio, Silvia.

    1. Mi hai lasciato un commento bellissimo, cara Silvia, che mi ha fatta sorridere con dolcezza. Ti ringrazio, davvero, per tutto quello che hai scritto, mi sono commossa. Non ho parole per dimostrarti quanto apprezzo ciò che hai scritto, le tue parole piene di emozione. Grazie, davvero, tutto ciò mi spinge ad andare sempre avanti, a non smettere di lottare per quello che voglio, a non tirarmi mai indietro. Grazie, davvero.

  2. Ho qualche anno in più (non tantissimi di piu😅) e ho la fortuna di avere un lavoro di cui sono contento. Sono pugliese ma sono quasi 25 anni che lavoro fuori. Non è bello andare via, ma poi ci si abitua a tutto e scopri che anche fuori dal tuo paese non si vive male. Auguro a te di trovare al più presto un lavoro, ovunque sia, purché ti dia grandi soddisfazioni umane e professionali.

    1. Ciao Simone, innanzitutto grazie per esserti preso, quanti, cinque minuti? Beh, fossero anche dieci, grazie davvero per aver speso del tuo tempo per leggere il mio articolo.
      Hai ragione quando dici che a vivere all’estero ci si abitua, io vivevo in Spagna e l’ho adorata. Eppure le situazioni cambiano e dovessi andare via adesso, partirei sicuramente con un peso sul cuore. Quindi spero che il destino voglia mettere sulla mia strada un lavoro qui in Italia e che sia come lo desidero. Ti auguro il meglio!

  3. Ciao Enrica, questo articolo mi ha toccato non sai quanto nel profondo. La ricerca di un lavoro con la L maiuscola in questo paese é qualcosa di veramente frustrante, ti capisco benissimo e capisco benissimo anche quando dici che non te ne vuoi andare perché i tuoi affetti sono qui, la tua vita é qui. Sei una persona sincera, coraggiosa (quanti nel patinato mondo dei blogger si metterebbero così a nudo? Pochi) e con un cuore grande, se avessi una società ti chiamerei al volo per un colloquio. Faccio il tifo per te, che quel lavoro con L maiuscola e che ti possa far sentire felice e realizzata arrivi presto, e lo stesso augurio lo faccio anche a me stessa… non molliamo! Un abbraccio Valentina

    1. Ciao Valentina,
      Le tue parole sono state davvero bellissime e mi sono commossa. Ti ringrazio per queste frasi piene di parole belle, apprezzamenti e incoraggiamenti. Hai ragione, trovare un lavoro non è facile ma non bisogna mollare, nemmeno nei momenti più difficili. Io sto lottando per questa scelta di restare, una scelta che purtroppo non tutti capiscono. Ma le cose bisogna sentirsele e io, ora, mi sento di dover restare qui perché qui è il mio presente. Una volta non ce l’avevo, ora sì e, fortunatamente, ci vedo anche un futuro. Perché andarmene?
      Quindi grazie per le tue parole piene di affetto perché, mettersi a nudo, non è mai semplice. Ma prima di una (quasi) blogger, sono una persona che da sempre ama la sincerità, mettersi a nudo e mostrarsi come realmente è. Sono me stessa quando mi emoziono in un viaggio così come quando scrivo un articolo personale e piango.
      Quindi grazie ancora, tutto questo mi dà motivo di non mollare mai.
      Un abbraccio stretto.. Non mollare mai!
      Enrica

      1. Spesso chi consiglia di partire non sa che anche quella può essere una scelta dolorosa e sofferta tanto quanto quella di restare. E non sono tutte rose e fiori, a molti va bene, ma a tanti altri no…e le storie negative non le racconta mai nessuno. Sono, sotto diversi aspetti, due facce della stessa medaglia. A me piacerebbe fare un’altra esperienza all’estero ma il mio futuro a lungo termine lo vedo in Italia. Mai mollare!!!

      2. Concordo pienamente con tutto quello che hai scritto, ci dipingono che là fuori ci sia il vero paradiso ma non è sempre così.
        Anch’io, come te, per quanto ami viaggiare e non fermarmi mai, vedo il mio futuro qui e spero proprio che sia così.
        Ti auguro il meglio, sempre! Un abbraccio.

  4. Ciao Enrica, complimenti per l’articolo e per esserti aperta con noi “amici” virtuali. Ti capisco, io vivo all’estero da più di due anni, ho un lavoro che non mi soddisfa e sogno ogni giorno di poter ritornare in Italia, nella mia bella Roma. Penso che prima o poi (più prima che poi) farò questo grande passo e vedremo come andrà. Sarà sicuramente dura, ma la vista del tramonto sul Tevere e l’odore acre dei pini marittimi nell’aria sono ineguagliabili. In bocca al lupo per tutto!

    1. Ciao Giulia,
      Anche a te, grazie davvero per questo bellissimo commento e per i tuoi complimenti. È sempre bello vedere di essere capita, supportata e, soprattutto, arrivare a chi mi legge e che forse vive una storia simile alla mia.
      Io ti auguro di poter tornare presto nella tua meravigliosa Roma, a vedere il tramonto sul Tevere e a respirare questo particolare odore dei pini marittimi. L’hai raccontato così bene che mi è venuta voglia di venire a Roma.
      Ti auguro tutto il meglio!
      Un abbraccio.

  5. Ciao Enrica, le tue parole sono davvero forti. Il tuo articolo potrebbe essere di esempio a moltissimi giovani che, si arrendono al primo ostacolo e “scappano” per cercare fortuna altrove.
    Devi essere grata al tuo ragazzo che con tanta tenacia riesce a tenerti ancora con noi, nella bella e complicata Italia!
    Io ti auguro con tutto il cuore che i tuoi sogni possano realizzarsi il prima possibile perché te lo meriti davvero!
    Un abbraccio :*

    1. Come faccio a non sorridere nel leggere queste tue parole? Sono stupende, cavolo!
      Ieri, scrivendo questo articolo, ho sperato che arrivasse a tutti quei giovani che, come me, non sanno più dove sbattere la testa e non vedono la vita andare avanti. Spero che le mie parole arrivino al cuore per poter concedere ancora una possibilità a questa Italia che, alla fin fine, tanto malvagia non è. Sicuramente complicata ma sono le persone che abbiamo accanto che la rendono bellissima!:)
      E si, sono molto grata al mio ragazzo: starmi accanto ultimamente non è per niente semplice, ma lui non molla… è proprio amore, allora! Tante volte mi mando a stendere da sola! 😛
      Ti abbraccio stretta e, ancora una volta, grazie. ❤

  6. Ciao Enrica, davvero un Bell’articolo toccante. Dovremmo mettere questo e il mio penultimo a confronto, farebbero una bella coppia 🙂
    Io ti capisco molto bene. Non ho mi cercato un lavoro come stai facendo tu perché io sono una persona un po’ particolare, il mio sogno è diventare libera professionista, per cui le mie ricerche sono sempre un po’ diverse dal normale. Però conosco bene la frustrazione del non sentirsi mai riconosciuti, del non sentir mai squillare il telefono. Io sono una persona insicura ma, in tutta onestà, so bene quanto valgo, e mi rattrista che nessuno mi dia mai la possibilità di dimostrarlo. Credo che per te sia la stessa cosa.
    Io ho trascorso un anno in Australia e ora sono in Nuova Zelanda. Non l’ho fatto per scappare da un lavoro che non arrivava. L’ho fatto solo perché ne sentivo l’esigenza, e nessun lavoro o affetto o situazione avrebbe potuto fermarmi dal farlo. Ma è vero, andare via non è sempre facile e, soprattutto, non è per tutti!! E poi chi è che dice che all’estero si trova sicuramente lavoro? Sai quanti ne ho conosciuti che non ci sono riusciti? La gente parla A CASO, per sentito dire, dando solo aria alla bocca: se vai via (come ho fatto io), sei un’ingrata oppure una codarda, oppure una che non vuole prendersi le proprie responsabilità è così via. Se stai a casa (come vuoi fare tu) sei una che non ha le palle di uscire dalla propria zona di comfort per andare a cercare la “fortuna” altrove, o cose del genere.
    Basta, è veramente troppo! Lascia che sia tu a decidere cosa è meglio per te, come ognuno di noi dovrebbe fare. Nessuna delle due qui è coraggiosa o chissà cosa: semplicemente abbiamo chiaro il nostro destino. Siamo persone NORMALI, niente di trascendentale, e dobbiamo esserne orgogliose!!
    Spero con tutto il cuore che la vita e l’Italia riconoscano tutto questo, e ti regalino quello che ti meriti e che ti stai tanto prodigando per ottenere. Faccio il tifo per me, per te e per tutte le persone come noi che non si lamentano e inseguono il destino che si sono scelti!! ❤️❤️

    1. Cara Agnese,
      ho letto e riletto il tuo commento e quasi lo so a memoria e sono davvero senza parole.
      Sono andata a leggere anche il tuo articolo e, anche in questo caso, sono rimasta senza parole. E credimi, io sono una chiacchierona! 😛
      Hai scritto un commento bellissimo, così come il tuo articolo, pieno di tantissime verità e di sentimenti.
      Ci dividono solo due anni di differenza ed entrambe sappiamo bene cosa vogliamo da questa vita, non ci accontentiamo di quello che potremmo semplicemente avere ma andiamo alla ricerca di qualcosa di più, di qualcosa che ci renda felice.. Che sia in Italia o dall’altra parte del globo, come nel tuo caso. E fai bene, sai? Fai davvero benissimo, il tuo bagaglio crescerà a dismisura e avrai nel cuore esperienze incredibili.
      Io ti auguro tutto il meglio, faccio il tifo per te e sono sicura che, prima o poi, tutto quello che ci meritiamo, arriverà a noi!
      Ti abbraccio stretta, dall’Italia alla Nuova Zelanda. ❤

      1. Anche io ho riletto questo commento parecchie volte 🙂 Sono contenta se ti ho emozionato o fatto riflettere in qualche modo. A volte ci si trova in sintonia più con persone conosciute solo virtualmente che con quelle che abbiamo intorno ogni giorno!!
        Anche io ti auguro tutto il meglio, davvero! Teniamo sempre bene in mente che il meglio deve ancora venire 🙂
        E mi raccomando, a questo punto tieni aggiornati me e tutti i tuoi lettori!! Un abbraccione!!

  7. Ciao Enrica,
    mi sono imbattuta nel tuo articolo e mi sono ritrovata a rileggerlo più volte, perché ti capisco. Benissimo. Spesso l’idea di fuggire, di andare altrove, è dettata dalla frustrazione, non dal desiderio di fare nuove esperienze. Ed è triste che un Paese sia ridotto così, pieno di giovani (e non più giovani) che non riescono ad avere un’occasione VERA, una possibilità di costruire una vita serena nel posto in cui vorrebbero abitare. Eppure possiamo scegliere. E’ nostro diritto, scegliere se restare o partire, in piena libertà, senza costrizioni. Io voglio credere che ci sia una soluzione. E sono contenta di scoprire persone come te, perché possiamo sostenerci a vicenda. Un abbraccio!
    Ilenia

    1. Ciao Ilenia,
      prima di tutto grazie per essere capitata su Attimi e Pillole di Viaggio, per aver avuto la pazienza di leggere le mie infinite righe e parole e per questo incredibile commento.
      Hai perfettamente ragione quando dici che molti partono perché frustrati più che dal fare nuove esperienze: ci raccontano che là fuori sia il paradiso ma non sempre è realmente così.
      Se io, l’anno scorso, ho scelto di partire per quattro mesi a Valencia è perché, in quel determinato momento, mi sentivo di dover compiere quella scelta, il mio colpo di scena tanto atteso. Ora, come ora, invece, il mio istinto (e il cuore) mi urlano di rimanere ben piantata qui, di non andarmene perché, se anche partissi, sicuramente non lo farei né serena, né felice. E allora resto e andrò contro il mondo per questa decisione.
      Io, come te, voglio credere che ci sia una soluzione, che prima o poi l’happy ending arriverà.
      Per ora mi faccio forza e riempio il cuore di speranza con la consapevolezza di non essere sola.
      Un abbraccio enorme! ❤

  8. Ciao Enrica,
    Con il tuo post mi sono sentita chiamata in causa, ti capisco totalmente. Anche io come te ho laurea, specializzazione, tirocini, varie esperienze all’estero (anche io a Valencia, tra l’altro!), in estate ho sempre lavorato… non sono una persona con le mani in mano insomma. Eppure ora sono qui, gli studi sono finiti, le esperienze all’estero sono finite… ma non ho niente adesso. O meglio – sto per partire per alcune esperienze come accompagnatrice turistica, ma ti dirò, l’unico ente che adesso mi sta dando una possibilità, è un tour operator rinomato per gli stipendi da fame. E poi comunque fai uno, due, tre tour, poi sei di nuovo a casa ad aspettare una chiamata. Non è un qualcosa che dà continuità. Non è qualcosa che dà sicurezza.
    Io non sono necessariamente alla ricerca del famoso “contratto a tempo indeterminato”, però mi piacerebbe che i miei studi e il mio valore fossero riconosciuti, almeno un po’. Neanche io voglio andarmene di qui, mi piace viaggiare anche per lunghi periodi, ma poi casa è casa. I miei affetti sono qui, la mia famiglia è qui, non vorrei “scappare”.
    Cerco di affrontare questa situazione di incertezza come te, con il sorriso sulle labbra, sperando che le cose cambino e che finalmente l’Italia si accorga che ci sono tanti giovani in gamba a cui dare una possibilità!

    Un abbraccio

    1. Cara Diletta,
      sono felice di sapere che ci sono persone che, leggendo le mie parole, si sono ritrovate e con cui poter parlare apertamente di una situazione, ahimè, difficile.
      Tante volte, purtroppo, mi sono ritrovata a pensare che se non avessi fatto l’università, forse, ora avrei un’occupazione e che, comunque, l’università non mi ha portato nulla, se non amicizie incredibili e una crescita personale forte. Però della crescita personale, in questo mondo lavorativo, non interessa a nessuno perché, come mi ritrovo a vedere tante volte ultimamente, sembra che non siamo mai abbastanza. O sono troppo specializzata, o ho fatto troppi tirocini, o non ho molte esperienze.
      E sinceramente, sono un po’ abbacchiata da questa situazione. Ma, perché c’è sempre un ma, non mi arrendo e continuo a lottare.
      Arriverà, prima o poi, ne sono certa, anche la nostra occasione e avrà un sapore di vittoria e soddisfazione. Vittoria nei confronti di chi ci ripete di andare via, di andare da un’altra parte, a chi ci da spacciate. Ma noi siamo più forti delle parole, dei consigli esterni, di tutto e continuiamo a non mollare.
      Ti auguro che i tour che vivrai come accompagnatrice turistica ti regalino tante soddisfazioni ed esperienze e, soprattutto, uno stipendio non tanto da fame. Ti auguro di non mollare mai, continua sempre a lottare per ciò che vuoi essere!
      Ti abbraccio stretta e grazie, davvero, per queste belle parole.

      1. Grazie Enrica, grazie a te per la bella risposta! Come te a volte mi penso di aver fatto l’università e mille specializzazioni che finora non hanno portato a niente… però sono sicura che ce la faremo anche noi, e sapremo trovare chi riuscirà ad apprezzare e a valorizzare ciò che siamo. Teniamoci aggiornate! Un bacione a te.

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