Viaggiatrici solitarie

L’altro giorno, in stazione, mentre aspettavo il treno delle 8.10, mi è passata davanti una ragazza che avrà avuto più o meno la mia età, forse qualche anno in più.
Aveva una sciarpa colorata che la copriva fino al naso, gli stivali al ginocchio e le calze nere, quelle di microfibra. Faceva freddo, l’altra mattina, e il suo abbigliamento ne era la prova: lei, come me, come tutte le altre persone che aspettavano al binario, era vestita in modo da non far entrare nemmeno uno spiffero di aria fredda.
Su una spalla, quella sinistra, portava la sua borsa, una di quelle belle grandi, di colore nero; sembrava pesante: forse, come me, anche questa ragazza nella sua borsa ci mette il mondo perché, in fondo, non si sa mai.
Nell’altra mano, invece, aveva un piccolo trolley, di quelli che sono stati creati per superare i temuti controlli Ryanair. Era così piccolo che sembrava essere vuoto. Apparenza perché, al vedere questa ragazza portare in mano quella piccola valigia, nel suo volto e nella sua mano era chiaro che, quel trolley, pesava.

L’ho guardata con attenzione, ho sorriso nel pensare a quante volte mi sono trovata a dover trascinare o portare una valigia che, di chili, ne pesava parecchi.
D’istinto ho stretto la mano destra, quella mano che, durante i miei viaggi, è destinata a trascinare il trolley, a fare la leva maggiore al momento di alzarlo e che, dopo la partenza, mi fa sempre un gran male.

Ho guardato quella ragazza, l’ho seguita con lo sguardo finché non è sparita dalla mia visuale e finché non è arrivato il mio treno.
Sono salita a bordo e mi sono seduta vicino al finestrino, il mio posto preferito in assoluto, qualsiasi sia il mezzo di trasporto.
E mentre il sole iniziava a scaldare i campi infreddoliti e farsi spazio tra la nebbia, mi sono messa a pensare a quante donne, ormai, viaggiano da sole.
Un pensiero che ha avuto conferma arrivata a Torino quando, nella stazione principale, mi sono passate davanti ragazze e donne, sole e con un trolley da trascinare. Sicuramente qualcuna partiva per un appuntamento di lavoro, riconoscibili dal look e dal computer che si portano dietro, qualcun’altra, forse più giovane, partiva per tornare nella città in cui studia, lontana dalla sua vera casa, e qualcun’altra ancora, beata lei, partiva per un viaggio.
Ed è su quest’ultimo punto che mi sono focalizzata.

Viaggiare.
Viaggiare è sicuramente l’atto più entusiasmante, incredibile e speciale che una persona, uomo o donna che sia, può vivere. Viaggiando si scoprono paesi vicini o lontani, culture diverse, lingue sconosciute. Viaggiando s’imparano i propri limiti e si impara a conoscersi, ci si affeziona ad uno Stato lontano dal nostro o a persone conosciute su un volo aereo, in un hotel di periferia, in un bar mentre si analizza la mappa.

Viaggiare è un atto che, per la maggior parte delle persone, viene naturale. E’ divertente, permette di unire chi lo vive insieme, si stacca dalla routine quotidiana per immergersi in un’avventura corta o lunga, in un viaggio che permette di allontanarsi dal chi siamo nella nostra vita attuale per creare una persona totalmente nuova, più sorridente, più rilassata.
Viaggiare è facile perché permette di mettere in un angolo tutti i problemi, tutti i dubbi dell’oggi per lanciarsi in un presente parallelo fatto di scatti fotografici, occhi pieni di meraviglia e un trolley da preparare.

Viaggiare è facile quando lo si fa in due ma, per viaggiare da soli (o da sole, in questo caso), ci vuole coraggio.
Personalmente quel coraggio, a me, non è mai mancato.
Il mio primo viaggio da sola, in solitaria, è stato nel 2011 quando sono partita prima per Newcastle Upon Tyne, in Inghilterra, e dopo meno di un mese, per Barcellona.
Da quel momento non ho più smesso di farlo. Perché quando scopri di essere in grado di vivere la tua esperienza, il tuo viaggio da sola, dopo non ti ferma più nessuno. Ti senti invincibile e basta.

Viaggiare da sole non è facile: nel momento in cui sali sull’aereo, treno, pullman che sia, l’emozione di solitudine attraversa ogni lato del cuore. Ed è in quei momenti, quando ti ritrovi faccia a faccia con la persona che sei diventata, che ti rendi conto dei limiti che hai, delle cose che devi cambiare e forse, solo in quel determinato istante, ti rendi conto che, forse, ancora non ti conoscevi così bene.
Io ho scoperto di essere la persona che ero, seduta sulla panchina di fronte all’oceano a Cadice, durante un pomeriggio caldo e un sole bollente. Mi sono seduta a guardare quell’infinito blu, a respirare a pieni polmoni quell’aria marina, quell’aria che sa di mare. Avevo gli occhiali da sole, una gonna svolazzante e un peso nel cuore.
In quell’attimo di tranquillità, di allontanamento dalla realtà italiana, mi sono resa conto della persona che ero diventata, dei dubbi e dei pensieri che mi ero trascinata a 2000 chilometri da casa e che, inevitabilmente, mi stavano facendo del male.
Ho affrontato la nostalgia, ho asciugato le lacrime che rigavano le guance e ho guardato uno ad uno i miei ostacoli mentali.
Forse, in quel determinato momento, ho scoperto l’Enrica che ero e che era lontana anni luce dall’Enrica che volevo diventare.
Dopo quel viaggio, però, sono tornata a casa con una consapevolezza diversa, con un lato di me nuovo, con un’Enrica più sicura e in grado di affrontare qualsiasi cosa.

Forse è questo il senso più unico del viaggiare: scoprire chi siamo, scoprire quante persone possiamo essere o diventare lontano dalla routine.

Essere donne e viaggiare da sole non vuol dire essere asociali o essere, passatemi il termine, sfigate.
Essere donne e viaggiare da sole non è un’esperienza da deridere o da lasciare sorpresi.
Essere donne e viaggiare da sole non vuol dire assolutamente essere sole. Le donne che viaggiano da sole hanno scelto di farlo perché vogliono farlo, perché ne sono entusiaste.
Le viaggiatrici solitarie scelgono di imbarcarsi su un volo da sole perché, a volte, la miglior compagnia è quella di sé stesse o perché, semplicemente, non vogliono aspettare di avere qualcuno al proprio fianco per salire su un aereo e lanciarsi in una nuova avventura.

Sono tante le donne che viaggiano da sole, sono tante, tantissime.
Le sto scoprendo pian piano tramite il gruppo facebook (e sito web) “Viaggio da Sola Perché“, un gruppo creato con l’intento di “connettere donne che viaggiano da sole o che aspirano a farlo. Crediamo che ognuna di noi debba riappropriarsi del proprio cammino e del proprio destino e, anzi, aiutarsi a vicenda ad affermare la propria volontà, anche attraverso il tema del viaggio in solitaria. Le donne possono viaggiare da sole e molte lo fanno già.”
Con questo gruppo ho scoperto un mondo fatto di donne che si preparano la valigia da sole, che salgono su un aereo che le porterà dall’altra parte del pianeta, a migliaia di chilometri dalle donne che sono.
Ho scoperto donne che si fanno consigliare da altre donne sulle strade da prendere, sugli stati da visitare.
Ho scoperto donne che si emozionano di fronte a un tramonto consapevoli che, accanto a loro, non c’è un uomo a guardare nella stessa direzione. Perché le donne che viaggiano in solitaria sono così: non hanno bisogno di una persona accanto per intraprendere un nuovo cammino.

Questo articolo, queste (fino adesso) 1218 parole scritte in una domenica dal cielo grigio e piovoso, vogliono essere un omaggio a tutte le donne che hanno deciso di prendere in mano la propria vita e vivere dei viaggi in solitaria.
Queste parole vogliono essere uno stimolo per altre donne a credere in sé stesse, alle loro capacità e il punto iniziale per dire “sì, anch’io posso viaggiare da sola.”

Perché non abbiamo bisogno di un uomo per visitare il mondo.
Possiamo farlo da sole. Possiamo camminare tra le strade del mondo da sole, fotografare un tramonto sull’oceano da sole, ridere con altre persone sconosciute per strada, visitare una chiesa da sole, andare a cena da sole e volere il meglio per noi stesse.

Perché siamo donne e possiamo visitare tutto il mondo trascinando il nostro trolley pieno zeppo di cose fondamentali perché, in fondo, non si sa mai.

A noi, donne viaggiatrici.


“Viaggiare da sole non significa affatto essere sole.
Significa che vi dovete arrangiare a portare la valigia.”

Dal libro Io Viaggio da Sola
di Maria Perosino

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13 pensieri su “Viaggiatrici solitarie”

  1. Articolo bellissimo e super vero! I viaggi in solitaria ci arricchiscono, ci fanno scoprire doti e capacità che forse non sapevamo neanche di avere, ci fanno vedere il mondo e le cose come forse non le avremmo mai potute vedere se non avessimo avuto il coraggio di partire semplicemente con noi stesse

  2. bello, grazie per aver condiviso con i tuoi lettori questi tuoi pensieri. Concordo a pieno con te, è un’esperienza da fare, da provare sulla pelle, poi magari non la riproverai più, magari invece non smetterai mai di farlo. Io ho deciso per la seconda opzione. 🙂 Buona domenica!!!

  3. Un bellissimo post, brava! Io non credo che sia soltanto una questione di avere un uomo al proprio fianco o meno. Una donna, se single, potrebbe anche viaggiare con le amiche o con la famiglia; al contrario, potrebbe voler voglia di viaggiare da sola anche se felicemente fidanzata. Il fatto è che viaggiare da soli ha un sapore completamente diverso del viaggio in compagnia, e a volte credo sia necessario farlo. Può essere più o meno bello, più o meno stancante o divertente, ma ciò che rende il viaggio in solitaria unico è la più totale opportunità di stare da sole con se stesse, e niente come questo aiuta a capirci e ad accettarci sempre un po’ di più. Nella nostra epoca la solitudine viene vista come una cosa triste e da sfigati, come dici tu. Io credo che, per quanto ami stare in compagnia (del mio uomo, degli amici, della famiglia…), a volte stare da soli (e, ancora meglio, viaggiare da soli) ci renda “invincibili”, e sicuramente molto più saggi. Lo stare soli per il piacere di stare bene solo e soltanto con noi stessi è un valore che andrebbe riscoperto e apprezzato!

    Scusa per il papiro, e grazie per lo spunto di riflessione!

    1. Concordo pieno con te e grazie per le tue parole.
      Hai perfettamente ragione, lo stare da soli, al giorno d’oggi, viene sempre visto in modo negativo. Credo, però, che le persone potrebbero riscoprirsi ogni giorno di più se solo avessero il coraggio di mettersi in discussione con un viaggio in solitaria.
      Grazie per il papiro.. Mi ha fatto un gran piacere!:)

      1. È vero, e poi comunque quando si viaggia da soli succedono sempre cose che non avrebbero mai potuto succedere se fossimo partiti con qualcun altro! Vale la pena tentare!
        Grazie a te! 🙂

  4. Che bell’articolo Enrica!
    Io l’ho fatto solo una volta e per un paio di giorni e, anche se all’inizio sono stata un po’ insicura e spaventata, poi mi sono trovata benissimo!
    Credo mi sia servito e vorrei anche rifarlo per un periodo un pochino più lungo.
    Non perché non mi trovi bene con il mio compagno di vita e di viaggi – anzi!!!! – ma credo sia un modo per crescere o, come dici tu, a credere di più in se stesse!

    1. Grazie del bellissimo commento, Elisa!
      Hai ragione: la prima volta è sempre un po’ così, una novità che non sai bene come vivere. Poi però è un’emozione a cui non si vuole più rinunciare perché c’è sempre un lato di noi che aspetta di essere scoperto!:) questo non vuol dire che non si viaggerà con altre persone: semplicemente ci si ritaglierà degli spazi solo per noi.
      Grazie ancora!:)

  5. Che post bellissimo. Apprezzo molto le donne capaci di viaggiare da sole; io ho scoperto da pochissimo di saperlo fare: con la paura, con l’ansia, con tutti i piccoli problemi che mi hanno sempre accompagnata anche quando dovevo prendere senza amiche il pullman scuola-casa.
    Pochi giorni fa ho fatto Padova-Torino da sola, con un Megabus in una città nuova, raggiunto con mezzi nuovi, attraversando zone nuove. Rendermi conto di esserci riuscita, nonostante abbia la sindrome di Asperger e la sfera della socialità mi terrorizzi come un salto nel buio, è stata una delle sensazioni più belle della mia vita.
    Sentirsi liberi è bellissimo. Sentirsi donna libera lo è ancora di più.

    1. Io devo ringraziare te, per questo commento bellissimo.
      Il mio post è stato possibile solo a tante donne come te che decidono di lanciarsi, di fare quel salto nel vuoto, di sfidare le loro paure e fare ciò che desiderano.
      Spero che tu, in futuro, possa fare altri viaggi da sola, spero che tu possa meravigliarti del mondo e riempire il cuore di felicità. Spero tu possa a continuare a volare da sola.
      Ti abbraccio stretta!

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