Expo 2015: un Mondo a Milano.

Ieri sera, il 31 ottobre, si è definitamente concluso l’Expo, un capitolo durato sei mesi che ha catturato inevitabilmente l’attenzione sull’Italia e sull’evento stesso.
In tutto questo periodo, abbiamo sentito parlare dell’Expo e dei padiglioni quasi di continuo, come se in Italia non esistesse altro, e penso che, alla fin fine, ora che questo capitolo è finito, un po’ ci mancherà.

Sei mesi, 184 giorni e 21 milioni e mezzo di visitatori.
Sono tanti, ventun milioni e mezzo di persone, sono più degli abitanti di New York che, insomma, è una città enorme. E sono anche di più degli abitanti di Pechino. E di Tokyo.
Sei mesi sono tanti, è vero, sono metà di un anno e in sei mesi di cose ne sono capitate. Però perché l’Expo ha catturato così tanto l’attenzione dell’Italia?
Avevamo gli occhi puntati su di noi, insomma, avevamo ogni Stato del Mondo che ci guardava con attenzione, forse a chiedersi se l’Italia ne era davvero all’altezza, se era davvero in grado di creare un evento del genere e di portarlo avanti senza problemi e senza guai.
Perché, in fondo, si sa, noi italiani abbiamo questa grande capacità di dare vita ad eventi speciali, a creare un patrimonio culturale invidiabile però, con la stessa capacità con cui creiamo cose belle, siamo anche capaci a creare guai, a farci sfuggire di mano opportunità e a sottovalutarne altre.

Insomma, l’Expo è stato un successo e non si può certo negare il contrario, eppure in questi mesi ha portato con sé parole belle, come giusto che fosse, ma anche qualche polemica, qualche lamentela.
Penso che, come tutte le cose, ci sia anche una variabile creata dal proprio giudizio personale. Quello che sto scrivendo io, molto probabilmente, non sarà uguale al commento finale di un’altra blogger o di una persona comune che, all’Expo, ci ha passato qualche ora.
Ma alla fin fine, oltre i propri giudizi personali, il credere che sia stato strutturato bene o male, questo Expo 2015 è stato un successo, è stata la prova decisiva, il far vedere al Mondo che sì, anche noi le cose le sappiamo fare, che anche se siamo arrivati all’apertura con qualche padiglione da finire, anche se abbiamo una crisi che sembra non finire mai, beh, noi ce l’abbiamo fatta.
E con questa vittoria, non ha solamente vinto il Commissario di Expo, l’organizzazione o il Governo in sé. Con questa vittoria, con questi sei mesi di Expo, abbiamo vinto tutti, ha vinto l’Italia: hanno vinto gli operai che hanno lavorato continuamente, quasi senza sosta, hanno vinto le ventimila persone che hanno lavorato all’Expo, che hanno deciso di dedicare sei mesi a questo evento pur sapendo che, ora, il futuro sarà incerto come chi ne è rimasto fuori. Hanno vinto gli italiani che sono andati a visitarlo, a chi ha scritto su questo evento, a chi ha deciso di investire, anche se con una piccola cifra, e vedere com’era realmente questo Expo, con i propri occhi insomma. Ha vinto l’Italia, ha vinto chi continua a credere nel proprio Stato nonostante le difficoltà, le incertezze, nonostante fuori ci siano Stati che, a volte, sembrano migliori.

Eppure, questo Expo Milano 2015, è stato solamente nostro e credo che, nonostante le code interminabili e un afflusso di gente che non finiva più, beh, penso che fosse veramente da vedere, veramente da guardare e da vivere perché, alla fin fine, era il nostro Expo.
Un Expo che non tornerà più, che Milano non accoglierà più e che non sarà più nostro visto che, con ieri sera, abbiamo passato il testimone a Dubai. E proprio questi sono stati i motivi che mi hanno spinto ad andare all’Expo e a passarci due giorni: mi sono detta che, in fondo, era un evento che di qui non sarebbe più passato e, soprattutto, non sarebbe più stato così vicino a me.
E allora, a metà ottobre, ho passato un weekend tra i padiglioni del Mondo anche se, insomma, visitarlo nei giorni festivi non è certo stata una mossa azzeccata. Non so dirvi se ne sono stata veramente colpita a fondo: il brutto di questi eventi così enormi è che ti aspetti tanto, ti crei delle aspettative che, a volte, non vengono pienamente ripagate. E credo che, più o meno, in una forma forse meno accentuata, sia andata così anche questa volta: mi immaginavo un’area molto più grande, padiglioni molto più sorprendenti e un tema che fosse molto più presente.
Invece poi mi sono scontrata con la realtà e credo che le code, la ressa di persone e il tempo grigio, perché anche il tempo gioca il suo ruolo, non abbiano di certo aiutato. Quello che mi ha colpito di più è stata la quantità di informazioni che si scoprono in questi momenti, camminando in un padiglione di un Paese lontano dal proprio e come, la maggior parte delle volte, si sottovalutino alcuni posti del Mondo. Per esempio, vedere il padiglione dell’Israele mi ha fatto venire voglia di andarci e di scoprire uno Stato che, insomma, non ho mai realmente preso in considerazione. O come, dopo aver guardato il video di presentazione del Messico, mi è venuta una gran voglia di prendere l’aereo e fare un viaggio laggiù.
Ecco, penso che il bello di Expo sia stato racchiuso nel far scoprire le bellezze dei Paesi che, forse, non potremo mai visitare e nel farci meravigliare di quanta varietà, di quante culture, di quanti modi di vivere (e di mangiare, in questo caso) ci siano nel nostro pianeta. 
L’aspetto che, invece, mi è piaciuto di meno è quello del numero troppo grande di persone presenti in una sola giornata; ho trovato molto “sbagliato” e in parte anche ingiusto questo fatto di dover fare ore e ore di coda per vedere un angolo di Mondo. Alla fin fine, la maggior parte delle volte, ho pensato che avrei fatto realmente prima con un volo aereo.
E’ vero che abbiamo avuto quest’affluenza di quasi duecentomila persone al giorno ma, effettivamente, quanta soddisfazione c’era in queste duecentomila persone? Quante persone, ferme in coda sotto qualsiasi condizione climatica, erano realmente soddisfatte e felici per essere lì, ad aspettare anche sei ore per un padiglione?
E alla fine la domanda che mi sono posta era fondamentalmente una: è meglio avere un numero maggiore di persone e avere l’insoddisfazione o avere un numero minore di persone e avere la soddisfazione? 

Insomma, un evento del genere ha sicuramente creato pensieri personali, opinioni di qualsiasi tipo e, per capirlo, bastava solamente guardare le immagini e leggere le parole delle persone comuni.
Nel mio piccolo, ho parlato con persone rimaste affascinate dall’Expo e altre che, anche solo a nominarlo, se la prendevano e non avevano di certo parole positive. E anche in questo caso, alla fine, si riduce tutto al proprio giudizio personale.

Quindi, questo Expo, io ve lo voglio raccontare con le immagini. Sono tornata a casa, dopo i due giorni a Milano, con più di cinquecento fotografie nella memoria della macchina fotografica e, in questi giorni, mentre le riguardavo e sceglievo quelle da inserire in questo articolo, mi sono resa conto che nessuna di queste, realmente, rispecchiava il mio Expo.
Erano tutte fotografie fatte quasi con una certa morbosità, come nel cercare di ricordare ogni padiglione, ogni angolo, ogni momento di questo Expo. Eppure, alla fin fine, queste foto rispecchiavano solamente il caos che c’era lì dentro, il cercare di escludere altre persone nelle foto, il cercare di catturare l’attimo nonostante la velocità con cui, lì dentro, la realtà passasse. E ci sono foto mosse perché non avevo il tempo per mettere le giuste impostazioni alla macchina e la gente spingeva per entrare, ci sono foto con teste di persone, mani alzate, smartphone e bastoni dei selfie catturati involontariamente.

E’ davvero questo l’Expo che voglio ricordare?
La risposta è stata ovviamente negativa e quindi il mio Expo, e le fotografie che ho deciso di regalarvi, sono piccoli attimi e dettagli di quei due giorni. Sono momenti in cui mi sono trovata con la soddisfazione nel cuore per essere andata, per aver scelto di fare un’ora in coda piuttosto che sei, per aver deciso di guardare il Padiglione del Togo e meravigliarmi di dove fosse nel mondo.
Sono fotografie piene di colori, nonostante il cielo grigio e qualche goccia che cadeva dal cielo. Sono fotografie dove non si vedono i Padiglioni veri e propri ma dove si vedono alcuni dettagli, alcuni scorci di Mondo.
E mi piace ricordarmelo così l’Expo, con tanti piccoli scorci e angoli di Mondo. Non so se questo era l’obiettivo finale di questo evento così enorme però a me, in quel chilometro e più di padiglioni, è sembrato di camminare tra le strade del Pianeta.

E allora questo Expo Milano 2015 lo voglio salutare come mia mamma, dall’autostrada per tornare a casa, ha salutato Milano: <<Ciao Milano, mi hai regalato il Mondo!>>

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5 pensieri su “Expo 2015: un Mondo a Milano.”

  1. Io fortunatamente sono capitata in un giorno di luglio dove non c’erano fine kilometriche. Il massimo di fila che ho fatto é stata un ora circa per vedere il Giappone. Forse troppo tecnologico per i miei gusti l’interno, ma comunque meritava. Quello che mi ha colpito di più però è stata l’Austria con il suo bosco. Un piccolo angolo di natura dove poter passeggiare a rilassarsi..dove ti scordavi del caos all’esterno. Purtroppo la mia e stata una gita mordi e fuggi: Roma Milano e Milano Roma nello stesso giorno. Per fortuna che esiste Italo!

    1. Ciao Liz! 🙂 Grazie per il tuo commento.. fortunata te che sei capitata in periodi senza troppo caos!
      Ad ottobre c’era veramente il mondo ma, alla fin fine, ne è valsa la pena. Nonostante le file, le migliaia di persone e le attese.
      A me è piaciuto tantissimo il Padiglione del Messico! 😀

  2. Buongiorno! Io ancora peggio…sono andato domenica 25! 😰😰 Comunque.. Condivido in tutto e per tutto il tuo post! Un evento unico in Italia, era da fare! Io sono partito scettico: i costi, i ritardi nei lavori, la natura distrutta…ma il successo finale è stato inimmaginabile! Quantità immensa di visitatori e ottimo rilancio del nostro Paese, che ottiene una visibilità importante nel mondo. Mettici le code, le attese, i piedi distrutti.. Ma è stato piacevole entrare e scoprire qualcosa di tipico di ogni padiglione! 🙂 anche io solo una giornata..ma ne sono rimasto contento! 🙂

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