Obiettivo Viaggiare

Ultimamente succede spesso che la gente si rivolga a me con un: ” ma tu, da grande, che cosa vuoi fare?”. Io puntualmente sgrano gli occhi indecisa sulla risposta da dare: mille dubbi e pensieri si rincorrono nella mia testa. Sposto gli occhi da destra a sinistra, da sinistra a destra e faccio la mia solita faccia da indecisa, eterna indecisa. Allora comincio con una serie di risposte vaghe, quelle che si usano quando non sai da che parte incominciare. “Beh, io vorrei… Non lo so, mi piacerebbe aprire un bed and breakfast”  – dico con un sorriso a 32 denti – “Un bed and breakfast nelle Langhe. Un luogo in cui le persone si sentano a casa. Mi piacerebbe che ogni stanza avesse un colore differente, caratteristico e che ogni cliente si sentisse speciale. Hai presente, no? Il giornale fuori dalla camera, il caffè caldo al mattino, una chiacchierata tranquilla di fronte allo spettacolo mozzafiato delle Langhe.E poi vorrei costruire degli itinerari su misura per loro, sulle loro richieste perché, alla fine, nessuna persona visita un luogo per lo stesso motivo”. E quando finisco di parlare, di raccontare la mia idea, puntualmente mi ritrovo davanti una persona che mi guarda come se fossi pazza. E forse un po’ di ragione ce l’hanno: aprire un bed and breakfast, a 23 anni, è un’idea da pazzi. Lo ammetto.
Allora, come se volessi salvarmi all’ultimo, butto un “a me piacerebbe lavorare nel turismo”. “E in che ambito del turismo?”. Ci risiamo: non ne ho la più pallida idea. Ho studiato prima mediazione linguistica perché a 19 anni ero convinta di voler diventare un’interprete: “E’ il lavoro dei miei sogni” – dicevo. Peccato che dopo tre anni di università mi sono resa conto che io, l’interprete, non avrei mai potuto farla. Sono decisamente troppo emotiva e rischiavo un infarto ad ogni esame, figurati a lavorare. Quindi, dopo aver messo da parte l’interpretariato mi sono buttata sulla promozione e l’organizzazione turistica del territorio piemontese. Una gran bella esperienza e un gran bel lavoro.. Ci fosse.
Il mio vero grande problema è che un giorno voglio fare la fotografa, il giorno dopo voglio fare la reporter di viaggio e il giorno dopo ancora decido di voler fare l’insegnante di spagnolo. Come faccio a scegliere se sono tutte idee bellissime? Come faccio a dire “Ok, il lavoro dei miei sogni è quello di lavorare in un hotel” quando, in un hotel, ho fatto lo stage solo per 3 settimane? Chi me lo dice che sarà il lavoro giusto per me?

Alla fine, dopo tante parole buttate all’aria così senza un filo logico, dopo tanti sguardi confusi, dopo tante incertezze, alla fatidica domanda “Ma Enrica, tu cosa vuoi fare da grande?” rispondo con un “Viaggiare”. Perché alla fine viaggiare unisce e raggruppa tutti gli ambiti in cui vorrei lavorare. Vorrei potermi svegliare una mattina, saper di dover salire su un aereo e raggiungere una meta, vicina o lontana, dove incontrare persone e culture nuove. Vorrei poter ritornare a casa e avere un miliardo di cose da raccontare, da scrivere e tante foto da rivedere. Vorrei poter sentirmi viva ogni volta che pronuncio una parola in lingua straniera, vorrei potermi sentire orgogliosa della strada fatta, tra difficoltà e incertezze.

“Viaggiare?” – la persona continua a guardarmi come se fossi una pazza. “Sì, viaggiare. Andare alla scoperta del mondo, fotografare quello che mi meraviglia e scrivere di quello che mi emoziona. Non mi sembra una cosa così strana.”
“Quindi prendi in considerazione l’idea di andare a vivere all’estero?”. Su questo sono sicura, per una volta ho la risposta certa: “Ovviamente – un sorriso mi illumina il volto – Ci andrei molto volentieri.” Puntualmente mi guardano con sorpresa e mi chiedono: “E perché, allora, non ci vai? Perché non vai a vivere lontana dall’Italia?”

Perché non ci vado? Perché ci vuole il coraggio, la determinazione e, ammettiamolo, anche un briciolo di fortuna. Perché bisogna avere un grande desiderio dentro, avere la consapevolezza di lasciare in Italia molte cose e bisogna essere in grado di rinunciare a momenti quotidiani bellissimi.
La verità è che mi lamento sempre della routine, del fatto che vivo in un posto che non cambia mai, che non si muove mai, che è statico. Però poi penso a come sarebbe se tutto quello che fa parte della mia routine non ci fosse più: niente più abbracci delle persone a me care, niente più carezze date al mio cane, niente più tramonti sul Monviso dalla mia finestra. Sono davvero pronta a lasciare tutto questo? Forse non ancora. Forse è una cosa che si sente dentro.
Poi alzo gli occhi e trovo lo sguardo della persona in attesa della mia risposta. La guardo con semplicità, faccio spallucce e rispondo: “Un giorno ci andrò. Non so quando ma un giorno farò questo passo.”

E così sarà ma per ora mi limito a viaggiare. E a sognare.

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